Tutto il mondo degli affidamenti e delle adozioni è in subbuglio. Se una bambina che racconta di avere subìto violenza nel suo Paese (Bielorussia) e nell’orfanotrofio in cui era carcerata, prima di essere mandata in vacanza in Italia (evidentemente per una svista burocratica dei suoi educatori), non verrà immediatamente riportata in orfanotrofio in Bielorussia, saranno bloccate tutte le adozioni e gli affidamenti già programmati e saranno compromessi i rapporti fra i due Paesi. Niente paura, stiano tranquilli tutti coloro che temevano fosse intralciata la loro attesa e guastati i rapporti diplomatici con la Bielorussia. Niente paura, paga Maria. Si fa così. In osservanza della legge, dei buoni rapporti con la Bielorussia e tenendo conto delle proteste di chi sta aspettando un’adozione da quei Paesi, si mandano i carabinieri a prelevare la bambina.
La si affida in transito a una istituzione pubblica vigilata dalle forze dell’ordine, poi la si imbarca per il Paese in cui non vuole tornare, destinata a un luogo, l’orfanotrofio, che le fa orrore.
Ci dice benevolo l’autore del ricatto - l’ambasciatore bielorusso - che non sarà lo stesso istituto della violenza. Intanto c’è da domandarsi perché l’istituto in cui è accaduto ciò che Maria ha raccontato alla famiglia che l’ha accolta ‟per le vacanze” in Italia, non sia (tutto il suo personale e in particolare le persone indicate specificamente da Maria) non sia sotto inchiesta per accuse gravissime. Ma siamo comunque di fronte a una storia alla Dickens, una piccola Oliver Twist su cui cade tutto il peso della tremenda vicenda.
Primo. La bambina non viene ascoltata. La sua volontà non conta. Eppure ha 10 anni, si esprime bene e risulta estremamente e drammaticamente precisa raccontando le cose tremende che le sono accadute.
Secondo. A difesa della bambina non ci sono che i due adulti (”mamma” e ‟papà”) che l’hanno accolta, curata, amata e ascoltata in Italia. I due sono visti come se avessero intercettato merce rubata o messo le mani in faccende che non li riguardano. Il dolore, la paura, il racconto preciso, la volontà espressa con estrema fermezza dalla bambina, non contano. Nessun legale, medico, psicologo, esperto è stato incaricato di conoscere e valutare a fondo. Nessuno parla per la piccola o con la piccola, perché nel nostro Paese i bambini non hanno alcun diritto di essere rappresentati. E, a quanto pare nessuno sente il bisogno di ascoltarli.
I ‟genitori” affidatari sono stati interrogati solo per scoprire il rifugio della piccola, mai per accertare la verità dei fatti, che è sensazionale, e che fa una differenza immensa tra il partire (diciamo pure per sempre) o il non partire (cioè salvarsi), della bambina.
Terzo. Le storie dei piccoli conoscono controversie anche durissime, fra contrastanti desideri d’amore che - nonostante, o proprio a causa del sentimento fortissimo - a volte diventano guerra.
Però - e qui l’Italia dovrebbe rivoltarsi - Maria è contesa e reclamata da un orfanotrofio, da un lettino in camerata, da bagni collettivi e pasti in refettorio. E tutto ciò per salvaguardare il buon nome della Bielorussia, per placare il suo ambasciatore (che fa il suo mestiere, che non ha niente a che fare con la salvezza della bambina). E per tranquillizzare le brave famiglie che aspettano l’adozione. Certo che sono brave famiglie e brave persone, e ad esse auguriamo felice esito per legittime e onorevoli speranze.
Ma chi paga per riportare pace fra i due Paesi, onore alla Bielorussia e speranza di adozioni regolari a coloro che aspettano? Paga Maria, anni 10, nessun diritto, piccolo essere umano intelligente, sensibile, solo, spaventato cui nessuno dà la parola.
Questo Paese, che ama tanto i bambini e che ci spiega due o tre volte al giorno che prima di tutto viene la famiglia, è pronto a spedire Maria, come un pacchettino, da una famiglia che la ama ad un orfanotrofio che - nel migliore dei casi - la considera un numero. E nel peggiore, come già le è accaduto, un oggetto disponibile.
Un Paese moderno e democratico dovrebbe essere dotato di una legge che - per prima cosa, in caso di controversia - prescrive la nomina di un avvocato che rappresenti il bambino. Questa legge è già stata proposta e respinta fin dalla tredicesima legislatura.
Adesso, in questa italia, la conclusione è triste e sbagliata. Chi ha l’unica colpa di amare e ascoltare la bambina (e che ieri sera, per lei, in televisione, ha chiesto pietà) viene tenuto d’occhio a distanza con sospetto. L’apparato dello Stato è efficiente e pronto per mandare una bambina disperata in orfanotrofio. Le relazioni diplomatiche fra Italia e Bielorussia all’improvviso rifioriscono. A 10 anni, sola al mondo, paga Maria.
Furio Colombo

Furio Colombo

Furio Colombo (19319, giornalista e autore di molti libri sulla vita americana, ha insegnato alla Columbia University, fino alla sua elezione in Parlamento nell’aprile del 1996. Oltre che negli Stati Uniti, ha viaggiato a lungo in Asia e in America Latina. Ha scritto per molti giornali, da ‟Il Mondo” a ‟La Stampa”, a ‟The New York Review of Books” e ha realizzato decine di documentari e servizi giornalistici per la Rai. Ha diretto l’Istituto italiano di cultura di New York dal 1991 al 1994 e inoltre ‟L’Unità” fino all’inizio del 2005. È stato più volte deputato. Tra i suoi numerosi libri: America e libertà. Da Alexis de Tocqueville a George W. Bush (Baldini Castoldi Dalai, 2005), L America di Kennedy (Baldini Castoldi Dalai 2004), Manuale di giornalismo internazionale. Ultime notizie sul giornalismo (Laterza, 1999), insieme a Romano Prodi, Ci sarà unItalia. Dialogo sulle elezioni più importanti per la democrazia italiana (2006), La paga. Il destino del lavoro e altri destini (2009), Marco Alloni dialoga con Furio Colombo. Il diritto di non tacere (2011) e Contro la Lega (2012). Con Feltrinelli ha pubblicato La città profonda. Saggi immaginari su New York (1994).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>