La storia di Adelin Lis, detto ‟il re del legname di Sumatra”, illustra bene il problema della deforestazione illegale nelle grandi foreste tropicali dell'Indonesia. La racconta il settimanale indonesiano Tempo nella sua ultima edizione. Il signor Lis è un imprenditore; appartiene a una nota e influente famiglia di Sumatra settentrionale che ha affari nel settore forestale ma anche hotel e altro. Da qualche mese Lis era ricercato e un paio di settimane fa è stato arrestato a Pechino, mentre stava chiedendo un nuovo passaporto all'ambasciata del suo paese. Il primo arresto si è concluso con una rocambolesca fuga, quando dei complici hanno attaccato le guardie (disarmate) che lo scortavano; è stato ripreso dopo un inseguimento all'hotel Sheraton della capitale cinese. Ora Lis, 49 anni, è nel carcere di Medan (capitale di Sumatra settentrionale) e il settimanale indonesiano nota che anche da quella cella ‟è visibile l'influenza” del personaggio, per la sorveglianza speciale e la deferenza con cui è trattato. A suo carico ci sono accuse di taglio illegale di legname, distruzione ambientale, riciclaggio di denaro e corruzione - quest'ultima costituirà un procedimento legale separato.
I guai legali del ‟re del legname” sono cominciati nel 2005, quando la polizia di Sumatra settentrionale ha ricevuto la denuncia di alcune comunità locali su grandi zone di foresta tagliate all'interno del Parco nazionale Batang Gadis. Le indagini sono state lente, ma all'inizio di quest'anno la polizia ha compiuto un sopralluogo nell'area protetta e ha constatato attività di taglio illegale in 16mila ettari di foresta. Pare che non sia stato difficile trovare il legname tagliato in depositi recintati e risalire a tre aziende forestali di proprietà della famiglia Lis, di cui è direttore e aministratore Adelin - il quale, incriminato nel febbraio scorso, ed è rimasto latitante fino all'arresto in Cina. Le tre aziende (Pt Mujur Timber, Pt Keang Nam Development e Pt Inanta Timber Trading) erano fondate oltre 50 anni fa dal signor Lis padre, che ha sempre lavorato comprando regolari concessioni forestali (al taglio aveva aggiunto nel '78 uno stabilimento di lavorazione del legname). Anche ora le aziende di Lis sono titolari di concessioni forestali. Il punto, secondo l'accusa, è che andava a tagliare preziosi alberi tropicali fuori dalle aree concesse - nel parco naturale, appunto - e poi esportava il legname facendolo passare come proveniente dalle sue concessioni, falsificando i certificati. Le indagini hanno stabilito poi che le aziende di Adelin Lis hanno violato anche le concessioni: non ha riforestato le zone tagliate, come è obbligatorio; sulle aree deforestate sorgono ora piantagioni di palma da olio. Il tutto con la compiacenza di alcuni funzionari pubblici.
Il parco di Batang Gadis, su un'area di 108mila ettari di foresta tropicale, è considerato il più ricco di diversità biologica a Sumatra. Ma non è l'unico caso di area protetta invasa dai tagliatori illegali di legname: sono stati pluridenunciati i casi di diversi parchi naturali indonesiani, sia a Sumatra che a Kalimantan (la parte indonesiana del Borneo), con catene di complicità a livelli molto alti.
Dentro e fuori le aree protette, la deforestazione selvaggia è un'impresa di dimensioni colossali in Indonesia: per ammissione del governo, il legname esportato è circa il doppio di quello tagliato in modo legale. Ovviamente, taglio (e export) illegale di legname sono anche una perdita economica per lo stato. Anzi: il ministro dell'ambiente M. S. Kaban dichiara a Tempo che il signor Lis non è neppure tra i peggiori deforestatori sulla scena: ‟Almeno lui ha delle concessioni”, mentre altri ‟non hanno neppure una piccola concessione ma tagliano alberi ovunque”. Il ministro Kaban dice di aver consegnato un anno fa al Procuratore generale dello stato Abdul Rehman Saleh e al capo della polizia nazionale, generale Sutanto, una lista di una cinquantina di persone accusate di aver tagliato illegalmente ben più dei 16mila ettari imputati a Lis: da Sumatra a Kalimantan a Papua occidentale, dice il ministro, hanno rubato legname su 2,8 milioni di ettari, con una perdita per lo stato di 45 trilioni di rupiah (4,5 miliardi di dollari), sommando tasse e royalties evase e il costo della riabilitazione ambientale. Il magazine fa qualche esempio: nomi noti, uomini d'affari che vivono tra Hong Kong, Singapore e la Malaysia ma continuano a entrare e uscire tranquilli dall'Indonesia, operano su centinaia di migliaia di ettari di foreste e contrabbandano senza troppa difficoltà il legname tagliato via Malaysia e Singapore verso il mercato cinese o quello occidentale. Nessuno di loro è stato finora arrestato.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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