Povera Maria Antonietta. Il nome dell’ultima grande regina di Francia è diventato sinonimo di ninfomania, perversione, crudeltà mentale, e viene comunemente considerato la scintilla della rivoluzione francese: sarebbero state le sue stravaganze sessuali e la sua indifferenza per le sofferenze del popolo a scatenare la presa della Bastiglia nel 1789. Ma adesso, duecento e passa anni dopo l’esecuzione della sovrana sulla ghigliottina, il libro di uno storico inglese rivela che Maria Antonietta non c’entrava niente: la sua reputazione di libertina era falsa, così come la frase celebre che le viene solitamente attribuita, ‟mangino brioches”, in risposta alla notizia che non c’era più pane per sfamare la gente di Parigi.
Simon Burrows, docente della Leeds University, ha scoperto che le maldicenze nei confronti della regina erano l’invenzione di una banda di cinici truffatori inglesi, i quali all’inizio pensavano di arricchirsi vendendo ai francesi libretti semi-pornografici sulle imprese di Maria Antonietta e poi preferirono usare quella sordida letteratura per ricattare Luigi XVI, il re di Francia, che la acquistava in blocco per impedirne la circolazione. I libricini infamanti diventarono di dominio pubblico soltanto a rivoluzione già in corso, quando i seguaci di Robespierre trovarono qualche copia dei libretti confiscati dal re negli archivi della Bastiglia di cui avevano appena preso possesso. A quel punto ne stamparono centinaia di migliaia di copie, e l’immagine di Maria Antonietta fu rovinata per sempre.
La rivelazione del professor Burrow è il risultato di anni di ricerche, condensate ora in un volume, "Blackmail, scandal and revolution" (Ricatto, scandalo e rivoluzione), che sarà pubblicato nei prossimi giorni in Gran Bretagna e di cui ieri la stampa londinese ha dato un’anticipazione. È una tesi che contraddice il mito di Maria Antonietta, proprio quando sta per apparire sugli schermi di tutto il mondo un film che conferma la sua nomea di ninfomane, lesbica e provocatrice a oltranza: diretto da Sofia Coppola, interpretato da Krsten Dunst nella parte della regina, presentato tra fischi e applausi all’ultimo festival di Cannes.
L’autore del libro è uno dei massimi esperti mondiali sulla rivoluzione francese. Studiando le prime edizioni dei libelli su Maria Antonietta, il professor Burrow si è accorto che riproducevano gli stessi errori di stampa dei manoscritti rinvenuti alla Bastiglia; e da questo è risalito all’identità degli imbroglioni inglesi decisi a manipolare l’immagine della regina di Francia per scopo di lucro. Col senno di poi, sembrano i precursori degli odierni tabloid, della stampa scandalistica londinese d’oggi: la conferma che talvolta la storia si ripete, e che anche nella rivoluzione francese, in fondo, c’era lo zampino dell’arcinemica Inghilterra.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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