Non c´è più (tranne che nei grandi alberghi per turisti stranieri) il tè delle cinque, da un pezzo nessuno va a lavorare con bombetta ed ombrello, hanno smesso di discutere ossessivamente del tempo. I pub non chiudono alle undici di sera, i vecchi autobus rossi a due piani sono andati in pensione, il Times è diventato un tabloid. Gli inglesi, insomma, non sono più quelli di una volta; e questo passi. Tutti i popoli, in fondo, cambiano abitudini di tanto in tanto. Ma che i sudditi di Sua Maestà siano improvvisamente ammalati di francofilia, ecco, questo sembra quasi troppo. Eppure le cose stanno proprio così, secondo un sondaggio pubblicato dal ‟Guardian”: il 22 per cento dei cittadini del Regno Unito, quasi un quinto della popolazione, preferirebbero essere nati in Francia, e non avrebbero problemi a rinunciare alla cittadinanza britannica.
La notizia, in realtà, non dovrebbe giungere come una completa sorpresa. Nei pub dove si beveva soltanto birra, ora si beve vino francese. Al cinema spopola la douce France, Audrey Tautou in testa. Sui campi da calcio, idem: vedi l´Arsenal, dove sono francesi il goleader, Thierry Henry, e l´allenatore, Arsene Wenger. Impazzano i corsi di lingua francese e, dopo il gelo nei rapporti con Chirac, sia Sarkozy che Ségolène Royal, i due contendenti per l´Eliseo, sono visti con simpatia da Tony Blair.
Ma non è solo questione di relazioni culturali o politiche. Dal 2000 in poi, gli inglesi hanno acquistato 51 mila case in Francia. Cinquecentomila di loro trascorrono sei settimane l´anno nel paese al di là della Manica, con una predilezione per la Provenza: come testimonia "Un anno in Provenza", vera storia di un broker della City di Londra che un giorno piantò tutto per andare a fare il vino nel sud della Francia, ora un film con Russell Crowe, diretto dall´inglese Ridley Scott. Se dovessero cambiare paese, del resto, il 32 per cento degli inglesi sceglierebbero la Francia (seguita da Italia e Spagna, col 19 per cento ciascuna); e non avrebbero nostalgia di uova strapazzate con salsiccia e fagioli, tradizionale English breakfast, perché oggi i due terzi di loro fanno colazione con caffè e croissant. Un tempo chiamavano spregevolmente i vicini di casa «mangiatori di rane», ora frequentano corsi di cucina per imparare a cucinarle.
La vendetta, com´è noto, è un piatto da servire freddo: chissà se qualcuno, a Sant´Elena, lo disse a Napoleone Bonaparte.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>