Il test nucleare coreano allarma il mondo, che condanna compatto la provocazione di Pyongyang. Solo Teheran si defila: ‟La posizione dell´Iran è chiara - ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Hosseini -. In via di principio l´Iran crede in un mondo senza armi nucleari. Noi speriamo che i negoziati sulle attività nucleari nordcoreane proseguano nell´interesse sia della Corea del Nord sia della comunità internazionale”. Allo stesso tempo il presidente Ahmadinejad, che ormai parla solo di arricchimento dell´uranio anche quando va a visitare gli orfanotrofi, ha ribadito che mai Teheran fermerà il proprio programma nucleare anche in presenza di sanzioni. ‟Se i paesi occidentali adotteranno sanzioni contro l´Iran, questo non distoglierà la Repubblica islamica dal procedere con il suo programma. Se i nemici vogliono imporci sanzioni, anche noi le imporremo. Alla fine, loro faranno ciò che vorranno e noi altrettanto”.
Quale lezione trarrà l´Iran dalla decisione di Pyongyang? La domanda allarma il mondo quanto il test nucleare nordcoreano. Sicuramente i radicali al potere hanno già imparato una lezione dalla Corea del Nord che, uscita dal Trattato di non proliferazione, è riuscita finora a sfidare un mondo ostile. Dunque i suoi governanti considerano la via dell´isolamento e del conflitto più proficua della diplomazia e del negoziato, e non temono sanzioni più dure.
Pyongyang, inoltre, non ha mai esitato a esportare la sua tecnologia missilistica per riempire le casse vuote dello Stato, i suoi missili di media gittata sono già in Siria e in Iran. Potrebbe ora Kim Jong Il mettere nella lista vendite anche testate nucleari?
La follia calcolata è stata finora la sua migliore garanzia di sopravvivenza. Forse, dice un politico riformatore a Teheran, una reazione decisa del mondo - per esempio il blocco delle vie navali e di tutti i trasferimenti di denaro da Pyongyang - potrebbe convincere il regime iraniano a non seguirne l´esempio. Nella riunione di Londra, venerdì scorso, i "5+1" (le potenze che hanno diritto di veto al Consiglio di Sicurezza più la Germania) hanno deciso di discutere di nuovo di sanzioni questa settimana, ma ancora non è chiaro l´atteggiamento di Cina e Russia; e anche gli europei sono convinti che la diplomazia non è esaurita finché Iran e Stati Uniti non siederanno allo stesso tavolo.
Ormai però gli europei non possono fare più molto, visto che l´Iran non ha ceduto di un millimetro, e possono essere indotti a far qualcosa per punirlo anche se capiscono che questa via porterà solo più vicini a un conflitto, sostiene Trita Parsi, un esperto della John Hopkins University e autore del Libro ‟Triangolo traditore: Iran, Israele e Stati Uniti”: ‟Gli iraniani risponderanno restringendo il mercato del petrolio”. In realtà, dice il riformatore Mohammad Reza Khatami, se qualche gruppo in Iran stesse davvero costruendo la bomba lo farebbe in segreto, magari col plutonio e con l´aiuto di paesi come la Corea. Sicuramente non attraverso l´arricchimento dell´uranio, che resterebbe sotto lo stretto controllo dell´Aiea”.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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