Fece rabbia e pena, il precedente governo, per il suo sostanziale silenzio sulle mafie, segno di piccole collusioni e grandi menefreghismi in seno a un blocco sociale mai troppo sensibile a quella spaventosa vergogna. Ora è una vera fortuna che la durissima, altissima lettera della madre di un morto ammazzato calabrese, Massimiliano Carbone (uno dei tanti dimenticati nella loro pozza di sangue) faccia urgente memoria a questo governo, nella persona del presidente del Consiglio che proprio in Calabria sta andando. Questa lettera, che avrete sicuramente letto nelle pagine precedenti, è fenomenale soprattutto per il suo linguaggio: ha la lapidaria altezza della tragedia greca, e in mezzo alla routine politica e ai suoi discorsi faticosi e aulici, suona netto come un colpo di spada tra gli stracci. Si dice che Romano Prodi sia un uomo fortunato, e lo è. La madre di Massimiliano Carbone, con le sue parole implacabili, aiuterà il premier a evitare che la dicitura "lotta alla mafia" si impigli nella vecchia routine virtuosa delle promesse e delle commemorazioni. E aiuterà noi tutti a dimenticare che nei precedenti tre o quattro mesi, la mafia non ci è sembrata tra le urgenze programmatiche del nuovo governo.

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