Come è giusto e come è perfino ovvio, la quasi interezza dei commentatori e del mondo politico (compresi questo giornale e compreso chi scrive) ha difeso Giampaolo Pansa e il suo nuovo libro per l’ottusa intimidazione subita l’altra sera a Reggio Emilia. Ma a leggere i quotidiani di destra di ieri, pareva di vivere in un altro Paese: nel quale Pansa non solo non è stato difeso, tra i tanti, perfino dal capo dello Stato, ma rischia addirittura "una piazzale Loreto" (vedi Vittorio Feltri: sguaiato titolo di uno sguaiato articolo) ed è comunque un uomo perseguitato e isolato, quasi un signor Fallaci vittima del furore isterico delle falangi intellettuali comuniste e partigiane. Pansa, che ha centinaia di migliaia di lettori, sa benissimo di vivere e di scrivere in un paese libero, e sa anche che il contraddittorio fa parte delle regole del gioco. Ma a chi - imbrogliando le carte - legge i suoi fortunati libri come la voce di un perseguitato, è obbligatorio ricordare che negli ultimi vent’anni, in questo paese, il fascismo è stato sdoganato in tutte le maniere possibili, i repubblichini rivalutati (anche da leggi del precedente governo), post-fascisti e pure fascisti ancora in corso d’opera sono stati al governo. Per ripetere la balla della "verità ufficiale" della sinistra ci vuole davvero una faccia tosta fenomenale. La Resistenza è sotto schiaffo, e anche sotto sputo, da vent’anni. Non vi basta?

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