Non so bene in quale contesto, con quale faccia, quale animo, il comico Ceccherini abbia tirato il suo moccolo, nel corso di un famoso reality-show. Né che cosa abbia detto, ieri sera, per porgere le sue pubbliche scuse: guardavo le partite, e figurarsi se cambio canale. Ma so per certo, anzi per certissimo, che la bestemmia di Ceccherini, nella graduatoria delle offese alla decenza che si compiono in televisione – specie nei reality – viene al centesimo posto, non prima. Si considerano normali, anzi degni di applauso, il primo piano del concorrente sfigato in lacrime, la rissa ripugnante, l’umiliazione e il deragliamento psicologico, la perdita di dignità, il commercio all’ingrosso dell’intimità delle persone, dei loro sentimenti così come dei loro corpi esposti nello sforzo deformante di reggere la parte. Poi però, siccome siamo ipocritamente convinti di essere brava gente, e le conduttrici dei programmi "popolari" portano al collo fior di crocifisso, dondolante tra le poppe, ecco che perfino dal carnaio cinico di un reality-show troviamo la maniera di estrarre la moraletta, l’angolino virtuoso, l’attimino edificante. Il bestemmiatore viene allontanato con disdoro, e strascico di interrogazioni parlamentari. Il capro espiatorio funziona sempre. Fa sentire puliti gli altri: se non per l’eternità, almeno per due o tre puntate.

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