L’elenco delle meraviglie del mondo antico - che il canone, in età ellenistica, fissò nel numero di 7 - si formò a poco a poco nel tempo, accrescendosi man mano che comparivano nuove ‟meraviglie”. Il primo riferimento a due di quelle che sarebbero state incluse nel canone si trova in Erodoto, colpito dalla grandiosità e la bellezza dei giardini pensili di Babilonia e dalle piramidi. Non esistevano ancora, quando Erodoto scriveva, il tempio di Artemide a Efeso, il mausoleo di Alicarnasso e la statua di Zeus a Olimpia, che avrebbero visto la luce tra il V e il IV secolo, e il colosso di Rodi e al faro di Alessandria, che si sarebbero aggiunti alle opere mirabili verso la metà del IV. Ma per avere un vero e proprio elenco delle meraviglie bisognerà aspettare. Callimaco, nella prima metà del terzo secolo a.C., scrisse una ‟Raccolta di meraviglie attraverso tutti i Paesi del mondo”, andata perduta. La prima opera a noi giunta nella quale si può trovare in nuce un elenco di cose meravigliose, dunque, è un epigramma conservato nell’Antologia Palatina (9, 58), del poeta Antipatro di Sidone: ‟Ho visto le mura di Babilonia percorse dai carri, e lo Zeus presso l’Alfeo, e gli orti sospesi, e il grande colosso del Sole, il lavoro delle alte piramidi, il mausoleo gigantesco, ma quando vidi il grande tempio di Artemide svettare sopra le nubi, ho pensato che il sole, al di fuori dell’Olimpo, non ha mai visto tale bellezza”. L’elenco non è ancora completo, ma già colpisce il fatto che le meraviglie sono tutte e solo opere umane. I greci non erano indifferente alla natura, ma al centro del loro universo stava l’uomo. Come dice Sofocle, in un celebre coro dell’Antigone ‟molte sono le cose mirabili, ma nessuna/ è più mirabile dell’uomo: egli attraverso il mare pur nel tempestoso Noto avanza. E la Terra eterna infaticabile lavora”. È un inno al dominio dell’uomo sulla natura, al progresso e la civiltà. Per i greci erano meravigliose le opere che dimostravano questa conquista, e la grandezza umana. E oggi? Esattamente come allora, le meraviglie sono opere umane. Colpisce, in un mondo in cui la natura viene distrutta e in cui esiste una forte coscienza ecologica, che nell’elenco non compaiano un mare o una foresta intatta. Ma alle opere, mi sembra, si guarda in una prospettiva diversa da quella greca: non più segno di conquista, di progresso, ma ricordi, tracce, icone del passato. Se questo è vero, vale la pena rifletterci.
Eva Cantarella

Eva Cantarella

Eva Cantarella ha insegnato Diritto romano e Diritto greco all’Università di Milano ed è global visiting professor alla New York University Law School. Tra le sue opere ricordiamo: Norma e sanzione in Omero. Contributo alla protostoria del diritto greco (Milano, 1979), Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Milano, 1987; 2006; In Ue Feltrinelli, con nuova prefazione dell'autrice, 2016), Il ritorno della vendetta. Pena di morte: giustizia o assassinio? (Milano, 2007), I comandamenti. Non commettere adulterio (con Paolo Ricca; Bologna, 2010), “Sopporta, cuore...”. La scelta di Ulisse (Roma-Bari, 2010). Per Feltrinelli ha pubblicato Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia (1996), Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto (2002, premi Bagutta e Forte Village), L’amore è un dio. Il sesso e la polis (2007, premio Città di Padova per la saggistica; “Audiolibri-Emons Feltrinelli”, 2011), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma (2009), L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana (2010), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2011), Pompei è viva (con Luciana Jacobelli; 2013), Perfino Catone scriveva ricette. I greci, i romani e noi (2014), Non sei più mio padre. Il conflitto tra genitori e figli nel mondo antico (2015), L'importante è vincere. Da Olimpia a Rio de Janeiro (con Ettore Miraglia; 2016), Come uccidere il padre. I problemi della famiglia dai romani a noi (2017), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2018), Gli inganni di Pandora. L'origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica (2019) e ha tradotto Le canzoni di Bilitis (2010) di Pierre Louÿs. Nella collana digitale Zoom è uscito L’aspide di Cleopatra (2012). Per Gli amori degli altri. Tra cielo e terra, da Zeus a Cesare (La Nave di Teseo, 2018) e per la sua opera in generale, ha ricevuto recentemente il premio Hemingway e il premio Pescasseroli.

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>