La Norimberghetta che consegna al cappio Saddam Hussein, al di là della repulsione etica che ogni condanna a morte suscita, ha questo di veramente brutto: è perfettamente coerente con quel mostruoso groviglio di violenza che è il Medio Oriente, e tira diritto lungo la strada di sangue, odio tribale, vendetta che la guerra di Bush ha così stupidamente aggravato. La sola evidente discontinuità, il vero altolà, lo scarto di coraggio e di fantasia, non sarebbe forse quel tanto di clemenza (meglio, di intelligenza) che bastava a risparmiare la vita al tiranno detronizzato? Occhio per occhio, invece, e un cadavere eccellente a penzolare per l’entusiasmo sciita e la rabbia sunnita. Ogni fazione riconsegnata al suo destino bellicoso, alla sua cecità di clan. E il potere dell’invasore americano messo sempre più a nudo, per la gioia dei farabutti che predicano terrorismo e morte agli infedeli.
Brutti tempi sono alle porte, e nel mio piccolo mi riesce sempre più faticoso riuscire a ridere di questa bruttezza – sola risorsa, il senso e il gusto del ridicolo, per sopportare il Male. Neanche il Calderoli, quando inneggia alla forca come una comparsa di "Frankenstein Junior", strabuzzando il suo sguardo transilvano, riesce a distrarmi dai peggiori presagi.

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