Nel libro di Antonio Cederna, I vandali in casa, a cura di Francesco Erbani, viene affrontata ossessivamente la questione dell´espansione a macchia d´olio. In pratica, negli anni Cinquanta si era deciso di espandere la città in modo sostanzioso in una sola direzione, e cioè nel settore orientale (Tiburtina, Prenestina, Casilina, Tuscolana). In questo modo, il baricentro della città si sarebbe spostato verso Termini-Piazza Fiume. Un´altra parte del mondo politico-economico, il più avido, lottava invece per l´espandersi della città "a macchia d´olio", appunto, e cioè in ogni direzione, praticando una teoria appropriata per ognuno dei punti cardinali. Alla fine, l´assalto edilizio l´ha avuta vinta. Roma si è espansa a macchia d´olio, il baricentro è rimasto al centro storico ma con il peso centuplicato dell´espansione, e il risultato è la città di oggi.
Una delle direzioni maggiormente difese da chi non voleva l´espansione a macchia d´olio, era quella sud-ovest: verso Eur e verso il mare - per ovvie ragioni di salvaguardia dell´ambiente. Mussolini aveva cominciato l´ambizioso progetto di ricongiungere Roma al mare grazie anche al grande progetto dell´esposizione universale: l´Eur; e l´Eur è stata poi la teoria appropriata (la scusa principale) su cui si è basata la battaglia vinta dai costruttori dell´epoca: ormai c´è l´Eur, continuiamo. E tutta la zona si è espansa in modo incontrollato.
Ecco, si può dire in sintesi, la storia fondante di quella parte di Roma che riguarda, è ovvio, anche la Magliana. Visto che c´era l´Eur, si poteva riempire di quartieri abitativi la città fino a lì. E poi si poteva continuare.
Da Piazza Meucci, via della Magliana corre lungo il Tevere che prima si è allontanato nella zona Marconi, adesso si riavvicina il più possibile, per poi andarsene di nuovo e tornare a tracciare una curva intensa, quasi un tornante. Questa sacca è chiusa dalla cerniera di via della Magliana e da quella più in alto, dritta e imponente di via della Magliana nuova. Le due strade si sono divise proprio nel punto in cui il Tevere se ne va, come se via della Magliana tentasse di rincorrerlo per un po´ e via della Magliana nuova, con maggiore supponenza, lo lasciasse andare, sapendo che i suoi capricci finiscono più avanti. Essendo parallele, la divisione tra Magliana e Magliana nuova sembra impossibile: l´errore è cercarlo sulla parallela e non in perpendicolare. Con l´esattezza interessata dei venditori immobiliari, in ben due agenzie mi dicono con assoluta certezza il confine tra la Magliana Nuova e la Magliana, che arriva dopo: via Cutigliano. Fino a lì, da lungotevere Pian due Torri, passando per via Nathan e le sue stradine, via di Villa Bonelli e i palazzi di via Bagno a Ripoli, via Lari eccetera, sono considerati non soltanto zona Magliana Nuova, ma sono considerati soprattutto area residenziale di maggior valore e agio, con più verde e respiro. È ovvio che tutto ciò è frutto di parziale verità, almeno dal lato del Tevere, perché poi via Armellini e dove porta via dei Grottoni hanno le caratteristiche che vengono pubblicizzate, ma in modo più preciso. In pratica, il mercato coperto della Magliana è come se fosse al di là del confine, ma è davanti agli occhi e basta quasi allungare la mano. E poco più in là c´è la piazza Fabrizio De André, con le sue panchine di legno e metallo di ambizione contemporanea - e che è davvero lo scorcio più "nuovo" di questo spicchio di città - dove sono seduti a leggere "Leggo" alcuni vecchietti e un paio di nonne corrono dietro a nipoti in precario equilibrio.
È vero: la collina è piena di verde, alcune strade della Magliana nuova hanno palazzine attraenti, la pista ciclabile diventa bellissima in questo punto e sembra di essere in alcuni momenti in un luogo di villeggiatura, se si guardano alcuni ciclisti e soprattutto cani con la lingua penzolante per la sete e padroni in bermuda e maglietta che passeggiano accanto alla inconfondibile vegetazione del fiume; alcuni di loro fanno dei distinguo sofisticati, alcune altre, come il cassiere della pasticceria che sta sul confine, sentono il quartiere come uno e indivisibile. Credo abbia ragione, le barriere e le differenze non ci sono, diciamoci la verità, sono un´invenzione della geografia, dei municipi e perfino delle agenzie immobiliari - sono un´invenzione del caso e delle persone che ci tengono ai distinguo. È come se la Magliana qui si truccasse un po´ per ricevere visite, ma nulla di più. Qualcosa di sottolineabile ma non di sostanza.
Un confine reale, invece, è poco più in là.
Via della Magliana Nuova comincia con un grande negozio da esposizione di mobili, vuoto e sventrato, pronto per diventare qualcos´altro; prosegue tra palazzi vecchi e nuovi e in questo momento, mentre sto passando, ben tre bracci tirati su da camion di traslochi stanno portando nuovi mobili per nuovi inquilini in tre palazzi diversi. A destra e a sinistra ci sono supermercati, concessionarie di auto con le bandiere che sventolano (una consuetudine incomprensibile delle concessionarie di auto), esposizioni di lampadari, autolavaggi - la composizione commerciale delle grandi strade fuori città; ma poi ci sono anche negozietti e pizzerie al taglio e condomini con la guardiola del portiere in bella vista - la composizione di una strada del centro. Tutto questo diventa sempre più incasellato al piano terra di palazzi man mano più nuovi, e gli ultimi, in fondo alla strada, sembrano appena costruiti. Dopo una palazzina dove ci sono i carabinieri e un ipermercato giesse, non c´è più nulla.
Campagna, così, all´improvviso.
Non per molto tempo ancora, visto che betoniere occupano una parte di campo recintata. Su un lato la vista del colosseo quadrato e l´Eur intorno, in fondo svincoli e viadotti dell´autostrada già ben avviata verso Fiumicino. Ma il traffico delle auto, prima ben incorniciato dalla strada di città, adesso è uguale ma stonato in mezzo alla campagna. Eppure non è la cosa più sorprendente: tutte le auto, infatti, sono in fila e disegnano una curva verso sinistra, per imboccare una strada che scende. Tutte, nessuna esclusa. Vanno verso il ponte della Magliana, via della Magliana, l´Ostiense, gli svincoli autostradali e il ritorno verso la Portuense.
Così, gli ultimi cinquanta metri di via della Magliana nuova, diventano un´esperienza: sono vuoti, silenziosi, deserti. Mi siedo sul marciapiede all´angolo della strada che finisce e curva verso un ponticello: di fronte a me c´è l´insegna di marmo che dice via della Magliana nuova, ma è come se mancasse un "arrivederci da"; e sopra la mia testa, un po´ ruotata verso il ponticello, un´altra insegna di marmo dice via Riccardo Lombardi. Un confine. Da qui si va con qualche gimcana verso il Trullo.
Bene; in venti minuti esatti in cui sono rimasto qui seduto, immobile a guardare e aspettare, sono passati due mezzi di trasporto e nessun pedone: una sola auto in un senso e un solo scooter nell´altro senso. Poi basta. Lì, a cinquanta metri, c´è un traffico che si cammina a stento; qui non c´è nessuno.
Il confine allora bisogna spostarlo cinquanta metri in là, e si può dire che finalmente per una volta è visibile e concreto, non astratto o diluito, il confine tra la città e la campagna. È qui davanti a me. È una dogana o un muro, che anche se non c´è, c´è. Se volete vederlo, una volta venite anche voi. Perché i confini di solito non si realizzano mai, si muovono, sono imprecisi, sono perfino oggetto di discussione e finiscono per non avere una traccia oggettiva; oppure sono precisi ma opinabili come quello tra la Magliana e la Magliana nuova in via Cutigliano. Invece qui, dove sono seduto, è visibile e perfetto. Qui, anzi cinquanta metri prima della fine di via della Magliana Nuova, Roma non c´è più.
Francesco Piccolo

Francesco Piccolo

Francesco Piccolo, nato a Caserta nel 1964, vive e lavora a Roma. Collabora con quotidiani e riviste e scrive per il cinema. Ha pubblicato Scrivere è un tic. I metodi degli scrittori (minimum fax, 1994), L’Italia spensierata (Laterza, 2007); con Feltrinelli, Storie di primogeniti e figli unici (1996; premio Giuseppe Berto e premio letterario Piero Chiara), E se c’ero, dormivo (1998), Il tempo imperfetto (2000) e Allegro occidentale (2003, finalista premio Strega). Per Einaudi ha pubblicato La separazione del maschio (2008), Momenti di trascurabile felicità (2010), Il desiderio di essere come tutti (2013; premio Strega 2014) e Momenti di trascurabile felicità (2015). Per il cinema ha scritto film di Paolo Virzì, Renato De Maria, Michele Placido, Silvio Soldini e Nanni Moretti. Per i “Classici” Feltrinelli ha introdotto Tre uomini in barca (1997) di Jerome.

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