Per i dieci giorni del Fajr - dall’1 all’11 febbraio - in cui la Repubblica islamica dell’Iran celebra ogni anno il ritorno di Khomeini dall’esilio parigino nel 1979, l’Iran plaudirà quest’anno ai propri successi nucleari e tecnologici, ha annunciato Ahmadinejad. Il presidente iraniano ha detto ieri di sperare che prima della fine dell’anno, che per gli iraniani termina il 20 di marzo, la Repubblica islamica possa celebrare ‟la piena nuclearizzazione” (termine con cui solitamente s’intende l’accesso all’intero ciclo nucleare, dall’estrazione del minerale di uranio, all’arricchimento, alla produzione di combustibile nucleare). ‟Gli Stati Uniti all’inizio si sono molto irritati, ma ormai si sono convinti a convivere con un Iran che possieda la completa tecnologia nucleare”, ha detto. L’obiettivo finale, ha spiegato, è installare 60.000 centrifughe per l’arricchimento dell’uranio: ‟Se vogliamo produrre combustibile nucleare occorrono 60.000 centrifughe. Siamo solo all’inizio del cammino. La prima tappa sarà installarne 3.000 entro la fine dell’anno”.
L’Iran ha finora installato due ‟cascate” sperimentali di 164 centrifughe, sul cui buon funzionamento gli esperti nutrono molti dubbi. 3.000 è il numero minimo per passare dalla sperimentazione alla produzione industriale, e 60.000 centrifughe basterebbero per produrre 20 chili di uranio arricchito a un grado sufficientemente alto da costruire un’arma atomica.
L’Iran nega tuttavia con veemenza di volere la bomba. Un rapporto dell’Aiea ha confermato che l’Iran ha alimentato fino ad oggi le centrifughe di Natanz con 34 chili di uranio, permettendo così la produzione di una piccola quantità di uranio arricchito.
Il giorno dopo le aperture di Tony Blair, che insieme a molti politici anche americani ha indicato nell’Iran un possibile mediatore di pace in Iraq, Ahmadinejad non ha perso l’occasione di reiterare la sfida. Se l’amministrazione Usa ha detto di essere disponibile a parlare con l’Iran, ma che qualsiasi colloquio dovrà essere preceduto dalla sospensione di tutte le attività di arricchimento dell’uranio, Ahmadinejad risponde: ‟Parleremo con il governo americano se cambierà il suo comportamento. Teheran è pronta a colloquiare con tutti, inclusi gli americani, ma a certe condizioni; e la nostra condizione minima è non fare compromessi sui diritti della nostra nazione”.
Tutti, ha subito precisato, ‟meno il regime sionista, per il fatto che si tratta di un regime usurpatore”.
Il mix di minacce e offerte è continuato con l’annuncio di un messaggio che Ahmadinejad invierà al popolo americano: ‟Molti mi hanno chiesto di spiegare la posizione iraniana, perciò invierò agli americani un messaggio. È quasi pronto”. Ahmadinejad non è nuovo alle lettere scritte di suo pugno. A Bush ne inviò mesi fa una di 18 pagine, e quasi altrettante ne conteneva quella mandata ad Angela Merkel. Entrambe sono rimaste senza risposta.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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