Non hanno la licenza di uccidere, ma confessano che il loro mestiere è eccitante (quasi) come un film di James Bond. Due agenti dell’MI6, il servizio segreto britannico che ha ispirato a Ian Fleming il personaggio di 007, hanno concesso un’intervista radiofonica alla Bbc. L’emittente non ha rivelato i nomi delle due spie, un uomo e una donna, e ne ha distorto la voce con apparecchiature elettroniche per renderla irriconoscibile: ma è comunque la prima volta che degli agenti segreti al servizio di Sua Maestà parlano pubblicamente con dei giornalisti. L’occasione che ha spinto la Bbc a interrogarli è l’uscita sugli schermi cinematografici di Casinò Royale, ultimo film della fortunata serie tratta dai romanzi di Fleming, o meglio remake del primo a oltre quarant’anni di distanza. La radio nazionale britannica voleva sapere se una spia autentica ha qualcosa in comune con l’intrepido 007, interpretato in Casinò Royale da un nuovo volto, Daniel Craig, primo James Bond biondo dopo Sean Connery, Timothy Dalton, Roger Moore e Pierce Brosnan, e anche il primo determinato a recitare la parte in modo meno fumettistico, con un po’più verismo. ‟Non abbiamo la licenza di uccidere, e ci fa piacere poterlo dire”, ha raccontato nell’intervista l’agente di sesso maschile, descrivendo i suoi compiti come ‟ottenere informazioni riservate e aiutare a prevenire attentati terroristici”. Ma l’altro agente, la donna, ha ammesso che fare l’agente segreto comprende una buona dose di avventure: ‟è un mestiere con un certo glamour. Un giorno puoi trovarti sotto una tenda nel deserto a parlare con leader di una setta tribale e il giorno dopo in un paese differente a discutere con un finanziere d’alto bordo”. Le due spie, che hanno detto di avere nomi in codice, guardandosi bene dal rivelarli, hanno quindi spiegato che il loro boss supremo non è soprannominato M, come nei romanzi e nei film di James Bond, bensì C (come chief, capo). In compenso nel quartier generale dell’MI6 esiste un Q, come nei film di 007, che è ‟responsabile delle novità tecnologiche, di trucchi e gadget e cose del genere”, descrivendolo come un tipo che ‟si diverte un sacco a smontare e rimontare” gli aggeggi destinati agli agenti segreti. L’MI6 ha accettato la proposta della Bbc allo scopo di farsi pubblicità, con l’aiuto dell’ultimo film di James Bond, per reclutare nuove spie. Una volta nel servizio segreto non ci si candidava, bensì si veniva scelti: secondo la leggenda dal preside di una qualche facoltà di Oxford o Cambridge, che sorseggiando un bicchiere di sherry nella polverosa libreria dell’università proponeva a uno dei suoi più brillanti studenti di diventare una spia. Ora non è più così, tant’è che la scorsa primavera l’MI6 ha messo per la prima volta annunci a pagamento sull’Economist e altri giornali per invitare potenziali candidati a entrare nelle sue file. L’intervista radiofonica, a quanto pare, è servita: il numero dei visitatori del sito dell’MI6, ieri, è improvvisamente raddoppiato.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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