Non abbiamo capito perché l’avvocato Taormina abbia abbandonato la difesa della signora Franzoni. Per altro, non avevamo capito neanche perché l’avesse accettata. Ed è proprio in questo implacabile sfuggire ad ogni criterio di comprensibilità che risiede il carisma di questo principe del foro, da noi veneratissimo. Fin dai tempi in cui volle ricusare i "periti comunisti", categoria fin lì sconosciuta, noi capimmo che Taormina è un genio. E proprio oggi, nel giorno amaro dell’abbandono, sentiamo il dovere di ringraziarlo per avere trasformato un tristissimo caso di infanticidio in una vera e propria Las Vegas della giurisprudenza. Non ci ha fatto mancare nulla: dalle ispezioni nella baita cercando con la lente di ingrandimento eventuali bazooka dimenticati dal vero assassino, all’interrogatorio delle mucche omertose che circondavano la scena del delitto. Dall’annuncio che avrebbe rivelato il nome dell’assassino (uno per settimana, come il disco più venduto) all’invito a costituirsi rivolto all’intera popolazione valdostana, fino al rinvenimento quasi quotidiano di nuove prove, tra le quali le famose impronte di scarponi numero 56 tracciate col sugo di pomodoro.
È stato difficile trovare l’erede dell’ispettore Clouseau. Sarà impossibile trovare l’erede dell’avvocato Taormina.

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