Dove prima c’erano neve e ghiaccio ora restano roccia e morena. A guardare le fotografie del 1906 e leggere le relazioni del Duca degli Abruzzi che allora salì in vetta, tutte le cime del Ruwenzori, in Africa, si salivano nell’ultima parte con piccozza e ramponi. Noi, durante la salita al punto più alto delle ‟montagne della Luna”, la cima Margherita (circa 5.120 metri), in occasione del centenario della ‟prima” italiana il 18 giugno scorso, abbiamo abbandonato il ghiacciaio molto in basso e montato alla cresta finale tramite una scala di alluminio fissata alla parete nuda e quindi camminato su sfasciumi di roccia con l’aiuto di corde fisse. ‟Stiamo assistendo al capitolo finale dell’esistenza dei ghiacciai africani. Rispetto ai tempi del Duca degli Abruzzi, questo ghiacciaio si è ridotto dell’80 per cento.

Il progetto
In pochi anni sparirà”, osservava Giampietro Verza, responsabile dei sistemi di monitoraggio climatico per il progetto ‟Everest-K2-Cnr”, che proprio in questa occasione ha montato una piccola stazione meteorologica a 4.750 metri d’altezza. I dati forniti dalla spedizione italiana al Ruwenzori iniziano ora ad essere esaminati e confrontati con quelli raccolti da Georg Kaser del dipartimento di geografia all’università di Innsbruck. ‟Nel 1906 i tre ghiacciai principali del Ruwenzori - Speke, Stanley e Baker - ammontavano a 6,5 kmq. Oggi arrivano a meno di uno. Abbiamo calcolato che l’intera massa glaciale sparirà entro 20-25 anni”, osserva Giorgio Vassena, a sua volta tra i salitori della montagna in giugno e docente di topografia e cartografia all’università di Brescia. A detta di Thomas Gumbricht, un ricercatore svedese residente a Kampala, la temperatura media della regione dai tempi del Duca ad oggi si sarebbe surriscaldata di circa mezzo grado ogni dieci anni. Eppure il motivo principale per la scomparsa dei ghiacciai non sarebbe tanto da attribuire all’aumento della temperatura, quanto alla diminuzione dell’umidità relativa dell’aria, che si traduce in quella della copertura nuvolosa.

Il problema
‟Abbiamo notato che oggi lo strato nuvoloso e la sua permanenza sulla zona delle montagne sono minori rispetto a qualche decennio fa. La mancanza di nuvole favorisce l’ablazione del ghiaccio per opera del sole. È avvenuto alle cime di Kilimanjaro e Kenya, dove ormai non c’è praticamente più ghiacciaio e sta avvenendo in modo molto rapido al Ruwenzori”, aggiunge Vassena. Un giudizio condiviso da Claudio Smiraglia, noto glaciologo, che però tende a relativizzare: ‟Durante la Fase Calda Medioevale, tra il 1.000 e 1.500, non esisteva alcun ghiacciaio al Ruwenzori. Il problema oggi è che i cambiamenti di clima avvengono in modo più repentino e occorre capire se tra le cause vi sia anche l’inquinamento causato dall’uomo”.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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