Perfino nei telequiz di serie B c’è in genere un notaio che certifica che la capitale dell’Eire è Dublino e non Belfast, e quanti film girò davvero Cecil B. Demille. Possibile che le istituzioni della Repubblica non riescano a dotarsi dello stesso comfort, riuscendo a stabilire con certezza quanti sono i morti ammazzati a Napoli e quanti a Milano, quanti i carcerati usciti di galera con l’indulto, quanto l’effettivo sbilancio dello Stato eccetera? Poche sensazioni sono penose come questo continuo e astioso bisticcio non già sulle opinioni, che sono tutte legittime e possono essere anche cento tutte diverse, ma sulle nude cifre, che non possono non essere uguali per tutti.
Nella politica italiana i tre quarti delle liti, delle accuse reciproche di mendacio, dei risentimenti personali, delle dichiarazioni stentoree, si fondano su dati deformabili (o deformati dolosamente): una condizione che, tra i sani di mente, impedisce di formarsi un’opinione solida. Non è il comune sentire, è il comune capire a difettarci. Si dovrebbe istituire un Garante della Realtà, o un’Authority dell’Oggettività, che sanzioni gli spacciatori di dati fasulli. Perché se la capitale dell’Eire può essere indifferentemente Dublino o Belfast, allora è l’intera geografia a dover chiudere bottega. E ci si occupa d’altro, alla fine.

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