Non un cieco, non uno zoppo, non un affetto da alluce valgo bilaterale: niente. E così, rimasta a corto di invalidi e orfani di guerra alternativi, la Crias (la Cassa regionale per il credito alle imprese artigiane sicule, benedicente braccio finanziario della Regione) ha finito per assumere in ‟quota disabili” quattro politici. Tre della destra e uno della sinistra. Tanto perché i ‟rossi” non facessero troppo casino. È proprio vero: non ci son più gli invalidi di una volta. L’isola sapeva sfornarne di straordinari. Alle Poste di Palermo, prima che l’apparizione d’una commissione d’inchiesta avesse l’effetto di una visione mariana e miracolosamente guarisse una massa di infermi, c’era ad esempio una signora, Nunzia Calabria, che per una misteriosa malattia ai polpastrelli non poteva toccare alcuna cosa: non una matita, un foglio, una busta... L’unico lavoro che poteva fare era di carattere ‟visivo”. Cosa che escludeva non solo ogni mansione che richiedesse l’uso delle mani ma, almeno in teoria, anche quelle di carattere orale: ‟Posso avere un’informazione?”. Muta. Un altro aveva trovato un medico che gli aveva diagnosticato una carenza immunitaria che lo esponeva al virus della ‟straordinarite”: cascasse il mondo, non poteva assolutamente, per motivi di ordine psicofisico, svolgere alcun compito se non all’interno di un orario rigido: ‟dalle ore 8 alle ore 14”. Non un minuto in più. Un altro ancora, il postino Alfio Barraco, fu beccato col pennello da imbianchino in mano sulle impalcature di un palazzo di 15 piani nonostante avesse fatto in un solo anno 152 giorni di malattia su 302 lavorativi per spaventose crisi di vertigini che gli facevano girar la testa appena saliva in bicicletta. Per non dire del mitico impiegato comunale di Modica che si batteva in accaniti tornei di tennis per vincere quella sclerosi a placche che, stando ai certificati, gli impediva d’andare in ufficio. Che invalidi, gli invalidi di Sicilia! Eppure, quando si è trovata a dover inserire in organico quattro persone che fossero disabili o orfani di guerra, come ha raccontato Emanuele Lauria nelle pagine isolane di Repubblica, la Crias, commissariata e affidata a Giuseppe Corvaja, consigliere comunale a Messina per il centrodestra, ha avuto evidentemente qualche problema. In altri tempi avrebbe potuto rivolgersi, per un suggerimento, al talento di Vincenzo Lo Re, il medico-sindaco che con la sua fama di Padre Pio all’incontrario aveva richiamato a Militello Rosmarino folle imploranti: ‟Don Vince’, fatemi la grazia: una pensione per angina pectoris!”. Macché, tempi andati... Cerca e ricerca, però, tre disabili e un orfano di guerra per la Crias sono stati infine individuati. Il primo, Santo Arcidiacono, fa il consigliere provinciale di Forza Italia a Catania. Il secondo, Gianfranco Tosto, è stato candidato a San Gregorio per l’Ulivo. Il terzo, Salvatore Tuttolomondo, è assessore comunale a Raffadali (il paese di Totò Cuffaro) in una giunta dell’Udc. Il quarto, Vincenzo Mannino, ha corso per le comunali di Taormina ed è legato all’ex assessore regionale alla Cooperazione Carmelo Lo Monte, che dopo aver lasciato l’Udc si è messo con il Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo. Perfino l’ufficio regionale che vigila sull’attività dell’istituto, rimandando due volte gli atti al mittente, si è detto perplesso di quelle appartenenze al mondo della politica: minchia, che coincidenza! E il deputato regionale diessino Antonino Di Guardo ha denunciato: ‟La selezione degli invalidi è stata dettata da criteri clientelari, in dispregio di ogni norma di imparzialità”. Ma il commissario, anche lui vicino a Lo Monte, pur ammettendo di aver avuto lui pure dei dubbi (ma davvero?) ha dovuto cedere e ha firmato la delibera: ‟Non ravvisando irregolarità formali...”.
Gian Antonio Stella

Gian Antonio Stella

Gian Antonio Stella è inviato ed editorialista del “Corriere della Sera”. Tra i suoi libri Schei, L’Orda, Negri, froci, giudei & co. e i romanzi Il Maestro magro, La bambina, il pugile e il canguro, I misteri di via dell’Amorino. Insieme a Sergio Rizzo ha scritto, per Rizzoli, La Casta, La Deriva, Vandali e Licenziare i  padreterni. Con Feltrinelli ha pubblicato Tribù s.p.a. Foto di gruppo con Cavaliere bis (2005), Bolli, sempre bolli, fortissamente bolli (2014) e Se muore il Sud (con Sergio Rizzo, 2013; Premio Benedetto Croce 2014).

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