"Devono essere fissati criteri per individuare quali film possono trovare spazio nella televisione pubblica", dice uno dei quattro parlamentari dell’Ulivo che hanno chiesto alla Rai di non pubblicizzare pellicole come quella natalizia con Boldi e Salemme. Quali criteri, di grazia, e fissati da chi? Non è bastata, ai quattro incauti, la disgustosa puzza di censura che ha avvolto la televisione pubblica negli ultimi cinque anni? Devono per forza inventarsi una sorta di controcensura virtuosa, che metta al bando la bassa cultura, il peto del comico, la tetta, il fescennino? Ma per carità. Ammesso e concesso che la televisione pubblica debba e possa avere anche una funzione educativa, queste sortite bacchettone servono solamente ai bacchettati per profumare l’eventuale peto, rivendendolo come vessillo di libertà dopo averlo già venduto profumatamente al botteghino. Se quello che preme è alzare il livello, allora è tutt’altra la fatica da fare. Prima di tutto lasciando finalmente libera la Rai di lavorare al riparo dalla morsa sempre più insopportabile di nomine, sottonomine, interrogazioni parlamentari e dichiarazioni, come se fosse la casa dei partiti e non degli italiani. Poi aspettando in silenzio, e pazientemente, quei tre o quattro secoli necessari per risalire la china della volgarità discesa tutta intera, a braccetto con Mediaset, negli ultimi vent’anni.

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