Sono solo risultati parziali: dicono però che in Iran il presidente della repubblica Mahmoud Ahmadi Nejad non ha superato il test delle urne, nella duplice consultazione tenuta venerdì scorso. I candidati a lui legati non hanno sfondato né nei consigli municipali, né al Consiglio degli esperti, l'organismo di 86 giuristi islamici che ha il potere di eleggere (o dimettere) la Guida suprema, massima autorità dello stato.
Nessuna delle due consultazioni mette immediatamente in discussione il governo, ma il segnale politico è importante: la fazione legata al presidente è stata messa in minoranza, mentre il fronte riformista sembra rientrato nel gioco. ‟Il risultato iniziale mostra una sconfitta a livello nazionale per le liste di Ahmadi Nejad”, dice in un comunicato il Fronte della Partecipazione, principale partito riformista: ‟Questo equivale a un grande "no" ai metodi autoritari e inefficenti del governo”.
La prima sorpresa riguarda il Consiglio degli esperti. Dai primi risultati, sono passati ben pochi dei giuristi islamici vicini all'ayatollah Taqi Mesbah-Yazdi, considerato il mentore spiritual-politico del presidente Ahmadi Nejad. Questo, in sé, non stupisce: il Consiglio dei Guardiani, che ha il diritto di veto sui candidati, aveva escluso molti dei ‟fondamentalisti”, così come dei religiosi di ‟scuola” riformista. Che prevalessero i ‟conservatori moderati” era dunque l'esito voluto, e ottenuto. La sorpresa però è che sia stato eletto alla grande il ‟pragmatico” ex presidente Hashemi Rafsanjani, già sconfitto alle ultime presidenziali, mentre lo stesso Mezbah Yazdi arriva in sesta posizione: personalmente resta nel Consiglio degli esperti (di cui è membro uscente), ma in minoranza. Lo scontro tra il ‟falco” e il ‟pragmatico” era forse la principale posta in gioco in questo gioco di potere tutto interno all'establishment della Repubblica islamica. La filosofia politica di Mezbah Yazdi è che la ‟repubblica islamica” è ridondante, che la legittimità del potere viene da dio e non dal popolo; molti temevano che il leader di questa scuola ‟conquistasse” anche il Consiglio dei giuristi islamici facendo un en plein politico. L'ha spuntata invece la vecchia volpe della politica iraniana, Rafsanjani, che ancora una volta funge da grande centro che riequilibra le spinte più estreme.
Un portavoce del governo ieri ha cercato di minimizzare i dati: il governo non aveva dei candidati ‟preferiti” dunque non si ritiene sconfitto, ha detto - sottolineando invece la grande affluenza alle urne, il 60% degli elettori. Le liste legate ai ‟neo-conservatori” del presidente Ahmadi Nejad però sono penalizzate anche nei consigli municipali. A Tehran, che con 12 milioni di abitanti è un osservatorio politico importante, il conteggio dei voti non era ancora finito ieri sera, e questo ha spinto l'opposizione riformista a esprimere timori di manipolazioni. Per il momento sembra che la lista del presidente abbia ottenuto quattro seggi su 15 (uno va alla sorella di Ahmadi Nejad, capolista); sarebbe in maggioranza il sindaco uscente Mohammad Baqr Qalibaf, definito un conservatore ‟moderato”, e in buona posizione i riformisti. Le liste del presidente non hanno preso seggi in città importanti come Shiraz, Bandar Abbas o Rasht. I riformisti hanno ritrovato una certa unità nel reagire alla sconfitta dell'anno scorso. E ora sperano che dai consigli comunali parta un rilancio politico.
Marina Forti

Marina Forti

Marina Forti è inviata del quotidiano "il manifesto". Ha viaggiato a lungo in Asia meridionale e nel Sud-est asiatico. Dal 1994 cura la rubrica "TerraTerra" che riporta storie quotidiane in cui si intrecciano ambiente, sviluppo e conflitti. Ha ricevuto, nel 1999, il prestigioso premio "Giornalista del mese".

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