Naturalmente, potendo e volendo, uno può anche andare a farsi otturare un dente in Australia. O a comperare il salmone affumicato direttamente a Oslo. O i bastoncini per il sushi, farseli mandare tutte le sere da Tokio con un jet privato.
Ma se questo qualcuno è anche un autorevole esponente politico, magari non stonerebbe con il suo ruolo pubblico scegliere un dentista del suo Paese, così, tanto per rassicurare i suoi concittadini sullo stato dell’odontoiatria nazionale. Specie se questo esponente politico ha fondato buona parte delle sue fortune, e della sua propaganda, sull’eccellenza italiana, l’immagine italiana, lo stile italiano. Quanto all’introduzione di un pacemaker, è un’operazione oramai quasi ambulatoriale, e la cardiologia italiana è tra le più affermate. Ma questa mia - lo capisco - è un’opinione molto vetero, legata a desideri (valori è una parola troppo grossa) di sobrietà, e perfino zavorrata dall’idea che il destino degli eletti non debba discostarsi più di tanto dal destino degli elettori. Ci sarà, all’opposto, chi considera una ficata pazzesca andare a farsi otturare un dente in Australia. E un invidioso chi preferisce il dentista sotto casa.

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