Tutto è pronto. Questa mattina Saddam Hussein prima delle quattro in Italia dovrebbe essere già morto. Ieri in tarda serata la sua esecuzione per impiccagione sembrava una questione di poche, pochissime ore. Un’esecuzione che già in mattinata veniva data per certa prima dell’inizio della settimana di celebrazioni della Id El Adha, la ‟festa del sacrificio”, che da domani segna uno dei momenti più sacri del pellegrinaggio musulmano alla Mecca. Durante il giorno voci contraddittorie da Bagdad e Washington avevano gettato un velo d’incertezza sulla data precisa dell’esecuzione. Dalla capitale irachena il premier sciita Nuri Al Maliki ha ribadito il suo desiderio che Saddam venga messo a morte ‟entro la fine dell’anno” e che non vi saranno ‟ritardi o revisioni” nella condanna. Ma da parte sunnita si insiste sull’impossibilità dell’esecuzione nel periodo festivo e sulla necessità che Saddam possa vedere ancora famigliari e avvocati. ‟In questo caso si scivola al 26 gennaio”, sostengono altre fonti. Confusioni e incertezze che in realtà rivelano ancora una volta le profonde divisioni nel governo iracheno. Cui si aggiunge la minaccia della recrudescenza della violenza sunnita. Ieri la tv Al Zawrah, che trasmette dalla zona di Tikrit (regione natale di Saddam), ha minacciato apertamente l’intensificarsi degli attentati contro le truppe americane e gli interessi iraniani in Iraq. Con un crescendo di riprese impressionanti di attacchi in diretta, l’emittente ha inneggiato a Omar Al Mukhtar, celebre leader della rivolta libica contro le truppe coloniali italiane, e paragonato le ‟vittorie” di allora con quelle odierne contro ‟gli occupanti” in Iraq. E la sorella di Saddam, Um Haidar, in pellegrinaggio alla Mecca ha appellato dalla tv araba Al Jazeera, al ‟blocco immediato dell’esecuzione, altrimenti scorreranno fiumi di sangue”. Tuttavia è opinione degli osservatori che la morte di Saddam cambierà ben poco sul campo. Già al momento della sua cattura, il 13 dicembre 2003, non era stato registrato alcun mutamento di rilievo nelle strategie e nell’intensità degli attentati. In ogni caso le autorità potrebbero essere interessate ad eseguire la condanna il più presto possibile, approfittando dei lunghi periodi di coprifuoco che caratterizzano la festa. Molto probabilmente l’ora precisa dell’esecuzione sarà resa nota solo a posteriori. Ma, come è già avvenuto nel caso dei due figli di Saddam, deceduti in un lungo scontro a fuoco con gli americani nel luglio 2003, il governo iracheno avrà poi tutto l’interesse a mostrare il cadavere per confermare che la sentenza è stata eseguita. Ieri le voci sull’approssimarsi della sentenza si sono intensificate quando fonti legate al collegio degli avvocati dell’ex raìs hanno riportato che questi sarebbe stato spostato dalla cella controllata dagli americani nei pressi dell’aeroporto internazionale di Bagdad (dove è rinchiuso da circa tre anni) e consegnato agli agenti iracheni. ‟Gli avvocati sono stati invitati a prendere in consegna gli effetti personali del condannato e del fratellastro, Barzan Tikrit (che dovrebbe venire impiccato con lui, ndr)”, ha rivelato il capo del collegio della difesa, Khalil Al Dulaimi. Certo è invece che a Saddam verranno notificate personalmente data e ora dell’esecuzione con il tristemente celebre ‟cartellino rosso”: il documento creato dai suoi aguzzini che veniva regolarmente consegnato alle migliaia di destinati alla pena capitale, per lo più oppositori politici. Alla fine della guerra, il 10 aprile 2003, si potevano osservare decine di ‟cartellini rossi” ancora abbandonati in disordine nei corridoi del braccio della morte del carcere di Abu Ghreib. Ora il cartellino è pronto. Non è chiaro il luogo dell’esecuzione. A detta dei media iracheni due forche segrete sono state allestite a Bagdad. Una all’interno della ‟zona verde”, dove sono acquartierati il governo e i comandi Usa. L’altra in un quartiere meno protetto della città.
Ha collaborato Walid Al Iraqi.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>