Il sovrintendente alla Scala, Lissner, deve avere pensato che Berlusconi è come Maometto: non rappresentabile. Ha pertanto deciso di cancellare (salvo censure) il Candide di Bernstein, già programmato nel prossimo giugno, perché il regista canadese Carsen aveva inserito nell’opera un’acre allegoria raffigurante Bush, Putin, Blair, Chirac e Berlusconi che danzano in mutande sopra il petrolio. Con una sola decisione, Lissner è riuscito a segnare tre autogol. Il primo: confermare che l’autonomia dell’arte e la libertà d’espressione, qui da noi, vivono sotto il perenne schiaffo della politica (la Scala come la Rai, anzi peggio della Rai). Il secondo, rafforzare il sospetto di una gestione pavidamente conservatrice del maggiore teatro lirico del mondo, che va in deliquio per gli ori zeffirelliani e ha paura di una breve comica di tre minuti: sì al tanga di Bolle, no al potere in mutande, perché si sa che non tutte le chiappe sono uguali. Terzo, mettere in difficoltà Berlusconi, che fa (non per sua colpa) l’odiosa figura dell’intoccabile e soprattutto perde una delle ultime possibilità di essere raffigurato insieme ai veri potenti del pianeta.

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