Coprire di cicche di sigaretta il pavimento di un ospedale non è un atto che dipenda da carenza di investimenti. Dipende dalla strafottenza e dalla volgarità civile delle persone fisiche che compiono quel gesto. Straordinario merito dell’Espresso è stato saper raccontare con efficacia il più ordinario e scontato degli scandali: quello del menefreghismo implacabile e quotidiano con il quale gli italiani maltrattano tutto ciò che è pubblico. Sono stato due settimane a Roma e mi ha dolorosamente colpito ritrovarla lercia come non capitava da molti anni, con interi quartieri sommersi di cartacce (quasi come via Toledo a Napoli, forse record europeo di sporcizia cittadina). Il servizio di nettezza urbana non brilla, evidentemente, per efficienza, ma amici mi hanno assicurato che anche nelle (poche) strade dove i netturbini passano ogni giorno, a sera la situazione è di nuovo irreparabile. Macchine in doppia e tripla fila, marciapiedi ostruiti, cassonetti sfasciati o rovesciati, motorini abbandonati, cacche di cane ovunque, rifiuti buttati a ogni angolo. Camminare in certi luoghi di Roma (vedi le scalinate tra Trastevere e il Gianicolo) mette tristezza, pare l’immutabile, eterna riconferma di un paese che considera sacri solo i porci comodi di ciascuno, e sputa su ciò che appartiene a tutti.

Torna alle altre news >>