In queste feste di fine anno, sembrerebbe dominare la letizia. Vabbé, con Saddam hanno esagerato. Ma l'Italia proporrà la moratoria sulle esecuzioni capitali. E il fabbisogno di cassa sembra essere inferiore al previsto. Solo che ogni tanto brucia un campo Rom. E i Rom muoiono. Due a dicembre, due ieri. Fornelletti difettosi, fughe di gas, sigarette lasciate accese. Fatalità?
Da sempre la fatalità domina la vita dei Rom. I loro campi vengono fatalmente dislocati in luoghi squallidi e isolati, in spazi privi di servizi. Perché è noto che, altrimenti, questi barbari attenterebbero fatalmente alle nostre borse, se non proprio alle nostre vite. Ecco come ‟Libero” ieri definiva i Rom: ‟Carovane dei parenti di Dracula che hanno oltrepassato la fortezza Bastiani e che puntano direttamente ai cassetti dei nostri armadi”, una prosa che avrebbe fatto impallidire e rodere di invidia Oriana Fallaci, se fosse ancora tra noi.
Fatalmente, ogni tanto, a un posto di blocco, un colpo sfugge alla pistola di un carabiniere o poliziotto e, fatalmente, un bambino Rom finisce in coma o al cimitero. Ma che sarà mai. Verrà subito rimpiazzato. Sempre ieri, sul quotidiano di Feltri c'era la strabiliante notizia che centomila Rom sono in marcia dalla Romania, ora che il paese di Dracula è entrato nell'Ue. E un altro articolo notava malinconicamente che in pochi decenni, l'Italia sarà abitata prevalentemente da stranieri. Non è vero che a primi nati del 2007 sono stati un afghano, un romeno, un albanese, una tunisina e un cinese? Si capisce perciò che giorni fa, angosciati dalla demografia, dei bravi cittadini abbiano distrutto a Opera il campo attrezzato per i Rom cacciati da Milano. Quando non ci pensano gli incendi fatali, arriva in soccorso la fatalità di destra.
E la fatalità di sinistra? Qui la faccenda è confusa. A parole, il nostro governo dovrebbe essere aperto alla diversità culturale e quindi anche ai Rom (i quali, tra l'altro, tanto diversi non sono: se hanno la cittadinanza rumena, sono cittadini europei esattamente come me e Feltri). Ma i fatti li stiamo aspettando, e qualche preoccupazione l'abbiamo, visto come sta andando con l'abolizione dei Cpt e il diritto d'asilo.
E poi, c'è qualcosa che ci ronza in testa. Nel 2000, in previsione del Giubileo, non fu forse il sindaco di Roma Rutelli a organizzare lo sgombero a manganellate di un campo di Rom bosniaci? Che si sia trattato di una fatalità?
Alessandro Dal Lago

Alessandro Dal Lago

Alessandro Dal Lago (Roma, 1947) ha insegnato e svolto attività di ricerca nelle Università di Genova, Pavia, Milano, Bologna e Philadelphia. Si è occupato di teoria sociale e politica, sociologia della devianza e dello sport, migrazioni internazionali ed etnografia urbana. Con Feltrinelli, La produzione della devianza (1981); Elogio del pudore (con Pier Aldo Rovatti; 1990); Non-persone (1999); La città e le ombre. Crimini, criminali, cittadini (con E. Quadrelli; 2003). Inoltre ha curato Carteggio 1926-1969 (di Karl Jaspers e Hannah Arendt; 1989); Archivio Foucault 2. Interventi, colloqui, interviste. 1971-1977 (1997; 2017); ha tradotto Aby Warburg (con Pier Aldo Rovatti; 2003) e ha scritto inoltre dei contributi a I signori delle mosche di Peter Warren Singer (2006) e a La solitudine del cittadino globale di  Zygmunt Bauman (2008).

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