È una buffa paroletta coniata da Federico Fellini, che la appioppò a uno dei suoi personaggi nella Dolce vita: Paparazzo, come si chiamava nell’indimenticabile film del 1960 il fotografo che accompagnava il cronista Marcello Mastroianni nelle scorribande in cerca di vip lungo via Veneto. Da allora quel nome, come tante creazioni felliniane, è diventato sinonimo di una condizione umana: il fotoreporter a caccia di scoop, scandali, sensazioni. Un mestiere che ha trovato la sua città ideale in Londra, dove mezza dozzina di quotidiani tabloid, affamati di immagini clamorose da sbattere in prima pagina e in feroce competizione l’uno con l’altro, si contendono le foto dei paparazzi a peso d’oro.
Nemmeno la tragica fine della principessa Diana, inseguita dai fotografi sin dentro il tunnel parigino in cui trovò la morte il 31 agosto del 1997, ha fermato questi insaziabili, cinici, spericolati cacciatori di clic. Eppure, dieci anni dopo, la caccia a un’altra principessina, Kate Middleton (la cui foto viene pagata dai giornali fino a 30 mila euro), fidanzata del principe William, figlio di Diana e di Carlo, e come tale erede al trono, potrebbe mettere un freno al loro impeto o addirittura segnare il declino della loro professione.
Con una decisione che ha lasciato tutti di stucco, Les Hinton, presidente di ‟News International”, il gruppo di proprietà del magnate australiano Rupert Murdoch, che controlla fra l’altro il ‟Sun”, il ‟News of the World”, il ‟Times”, il ‟Sunday Times” e il quotidiano free-press ‟Londonpaper”, ha comunicato ai direttori dei suoi giornali il divieto di usare ‟paparazzi images”. E’ come togliere l’ossigeno a un sub, commenta il Guardian: i tabloid vivono delle ‟immagini da paparazzi”, le foto scattate al volo, pedinando il bersaglio, all’uscita di un night-club o di un ristorante, sulla porta di casa o di un albergo. E il bando, ha precisato Hinton, non si applica solo alle foto tanto ricercate della fidanzata del principe, bensì a tutte le immagini di questo genere: dunque anche a quelle di attori, stelline del varietà, campioni dello sport, fotomodelle e via dicendo.
Non solo: oltre che presidente di News International, Hinton è presidente della Press Complaint Commission, l’organismo che sovrintende al rispetto dell’etica da parte della stampa, e in tale veste ha chiesto a tutti i giornali del Regno Unito di seguire il suo esempio.
‟Partita finita per i paparazzi?”, si domanda un giornale rivale, l’Independent, dedicando un inserto a questo mestiere che sembra così tipico della nostra era, caratterizzata dal culto delle celebrità e del successo, ma che potrebbe avere esagerato.
‟Il trattamento a cui è sottoposta Kate Middleton è scandaloso”, si è indignato il sindaco di Londra, Ken Livingstone, davanti allo spettacolo del branco di fotografi che seguono ovunque la donna che un giorno sarà regina, ‟ciascuno ha il diritto di vivere la propria vita senza la costante intrusione dei media”. Parole sante, naturalmente. Ma i tabloid (per tacere di Internet), senza le ‟paparazzi images”, cosa metteranno in pagina? Possibile che la specie per così dire inventata da Fellini venga universalmente condannata alla gogna, e a una graduale estinzione?
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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