L'altro giorno, sul tardi, sulla macchina di mia mamma, andavamo a mangiare da lei, sullo svincolo che porta a un ponte, han fatto un ponte, a Parma, su un torrente che è quasi sempre secco, sembra il ponte di Brooklin, solo che il ponte di Brooklin è sull'Hudson, credo, il ponte di Parma è sul Baganza, o sulla Parma, adesso non so, l'altro giorno, sul tardi, sulla macchina di mia mamma, ho visto un gran cartellone, di quelli sei metri per tre, diceva Il 27 gennaio convention di Forza Italia al cinema Astra e non so come mai, forse per via che il Cinema Astra è il cinema probabilmente dove ho visto più film in vita mia, mi è venuta voglia di andarci. L'ho detto a mia mamma, Ci andiamo insieme, mi ha detto lei.
Mia mamma vota Forza Italia. L'ho detto una volta a Milano, non mi ricordo perché, c'è stato un momento di malumore. Io sono abituato. Dal 1994, le nostre cene di Natale, son tutte delle gran discussioni di politica. Io non vado a votare, mio fratello piccolo credo che voti Rifondazione, mio fratello grande non si capisce. Qualche elezione fa, diceva che sentiva parlare Pannella, pensava di votare Pannella, sentiva Fini, pensava di votare Fini, sentiva Bertinotti, dava il voto a Bertinotti, sentiva Di Pietro, avrebbe votato Di Pietro. Mia mamma invece lei chiunque senta parlare lei vota per Forza Italia. Era socialista, prima. Prima prima, quando c'era De Martino, e Nenni, e Pertini. Dopo è diventata craxiana e dopo di Forza Italia. Attivista, anche, un po'. E delusa, anche, un po', dal loro governo. L'anno scorso, prima delle elezioni, aveva detto che forse quell'anno lì avrebbe fatto come me, non sarebbe neanche andata a votare.

No carino, io non tradisco
Io avevo scritto a Rollo gliel'avevo detto. Lui dopo un po' aveva risposto che lì a Milano dicevano che se la mamma di Nori non andava a votare, allora forse voleva dire che era la volta buona. Io l'avevo detto a mia mamma che mi aveva detto No carino, io non tradisco. Diglielo, a quelli là.
Il cinema Astra, la prima volta che sono andato a vedere un film da solo, era al Cinema Astra. Fanny e Alexander, proiezione pomeridiana. Eravamo in quattro. Mi ricordo il viaggio di ritorno, a piedi, fino a casa mia, venti minuti, in viale Solferino si passava davanti a un cartellone pubblicitario del cinema Astra, con il manifesto del film, e son quei momenti che uno, son passati venticinque anni, forse, forse di più, me lo ricordo benissimo. C'era un misto, non so bene, un po' capire che certe cose, come andare al cinema, si potevano fare anche da soli, un po' pensare al teatro, a tutto quello che mi mancava nella mia vita.
Adesso, invece, davanti al cinema, guardare i cartelloni si legge: Una commedia di
Lars
FORZA
ITALIA
IL GRANDE CAPO.
Davanti al cinema ci son tre poliziotti, mia mamma incontra una signora con una pelliccia chiara che le dice che è molto contenta di vederla, che era una po' che non veniva, che il partito ha bisogno di lei, che hanno sentito la sua mancanza. E, che accoglienza, dice mia mamma.
Una hostess in blu
L'ingresso è pieno di gente. C'è una hostess in blu con un mazzo di bandiere di Forza Italia che dice a chi entra Le lascio una bandiera, posso? Posso darle una bandiera? Vuole una bandiera?
Aspettiamo un quarto d'ora in questo ingresso quattro metri per quattro che si riempie di un misto di profumi tutti diversi, salta fuori una cosa stranissima. Ci sono tre poliziotti anche qui. Io mi segno le cose ma mi sento un po' a disagio, mi aspetto che qualcuno mi chieda Lei cosa scrive?
Ho l'eskimo e i jeans e sono vent'anni, che non uso un dopobarba o un deodorante. Quando vivevo in Algeria, gli algerini li usavan moltissimo, i deodoranti. Posso prendere una bandiera? sento dietro di me, La mia l'ho lasciata a casa.
Un mio conoscente anarchico di Modena, a chi gli chiede come mai tiene per il Milan, risponde che il Milan, in origine, come testimoniano i suoi colori, rosso e nero, e il suo simbolo, il diavolo, era una squadra anarchica, fondata, se non ricordo male, da ferrovieri anarchici. È una squadra che sta attraversando un momento difficile, ma che prima o poi tornerà alle sue nobili origini, dice questo mio conoscente di Modena, se non ricordo male. Perché delle volte, uno non si ricorda le cose come sono state, ma come vorrebbe.
Quando entriamo c'è una canzone che dice che il cielo è dentro noi, azzurro più che mai, e questa forza grande è così grande ormai, dentro me, dentro te, più grande che mai, è come un fuoco acceso, dentro il cuore. E il nostro canto va, su tutte le città, sui campanili e giù, fino all'estremo Sud, sopra le vette bianche e sulle onde blu, scopro dopo su internet che è l'inno di Forza Italia Giovani, si intitola Azzurra libertà.
Sullo schermo proiettano una bandiera di Forza Italia tra gli alberi, mossa dal vento, e sullo sfondo un tramonto. Mia mamma ha preso una bandiera anche lei, incontra una sua conoscente Ma dopo, le chiede, le dobbiamo dare indietro, le bandiere?
Riconosco un po' di persone, uno che lavora in posta, che ho conosciuto quando ho lavorato alla dettatura telegrammi per tre mesi, mi aveva prestato Mein Kampf, di Hitler, io avevo cominciato a leggerlo glielo avevo ridato Ti è piaciuto? mi aveva chiesto. È un po' violento, gli avevo detto, È il suo bello, mi aveva detto lui, un'altra che andavo a farci le fotocopie quando faceva la tesi con suo marito, o il suo compagno, e poi basta degli altri mi sembra non conosco nessuno. La platea è quasi piena, dopo un po' aprono anche di sopra.
Mia mamma mi guarda La gente è quella che è, mi dice, c'è anche qualcuno con la puzza sotto il naso. Passano due bambine sui sei otto anni che distribuiscono dei depliant, le rivedo dopo quando vado a far la pipì che sono in corridoio a correre a far sventolar le bandiere.

Il cigno di Busseto
Poi fanno suonare l'inno nazionale, si alzano tutti, non mi sembra che nessuno si metta la mano sul cuore, di quelli intorno a me, poi dicono che il 27 gennaio 1901 moriva a Milano Giuseppe Verdi, il cigno di Busseto, e cigno di Busseto lo calcano come se fosse una scoperta, che Giuseppe Verdi è il cigno di Busseto, poi parte Va pensiero e contemporaneamente un filmato che comincia con un ritratto di Verdi e poi le scritte Una squadra, Una città, Un progetto, e le foto del palazzo del governatore, della sede dei RIS di Parma, del ponte di Brooklin, dell'Auditorium Paganini, del Duc, della circonvallazione e di qualche cantiere.

Mano nella mano
Poi parte l'inno di Forza Italia e tutti si alzano in piedi e sventolano le loro bandiere e si vedono delle foto di Berlusconi e compare la scritta Parma Capitale Europea e c'è la foto dei quattro componenti di giunta che hanno promosso questa convention che si tengon le mani come se fossero i tre moschettieri.
Dopo vengono chiamati sul palco loro dal vivo e c'è un tripudio di bandiere e una telecamera li riprende e li trasmette sullo schermo e nessuno li guarda in faccia, tutti guardan lo schermo, e a me viene la malinconia e la voglia di andare fuori a fumare, invece rimango.
Sento tutte le prime tre relazioni, Essere parmigiani in provincia e in regione vuol dire come essere tigri in una foresta ostile, Voi siete l'energia che circola nelle vene della città, Salutiamo i nuovi simpatizzanti che sono con noi per la prima volta, Città del buon salume, ma non solo, città del buon formaggio, ma non solo, O la città cambia, o siamo tutti spacciati, Noi non siamo mai stati assemblearisti, ma qualche confronto dovremo pur farlo, Vorrei che unissimo i nostri cuori palpitanti per uscire in questa città e dire che siamo di Forza Italia, sento, poi quando va su la quarta dico a mia mamma Vado a fumare, lei mi dice Sì sì. Questa è diplomata in economia domestica.
Fuori c'è il sole, una signora con in mano tre bandiere monta sulla sua bicicletta e va via, a me vien da pensare che quando finisce se mio fratello è a casa vado a vedere i suoi figli, il più piccolo era nella culla termica non l'ho mai incontrato.
Paolo Nori

Paolo Nori

Paolo Nori è nato a Parma nel 1963 e abita a Casalecchio di Reno. Ha pubblicato diversi romanzi (tra questi Noi la farem vendetta Feltrinelli 2006; Pancetta Feltrinelli 2008, Mi compro una Gilera Feltrinelli 2008) e due antologie di discorsi; ha tradotto e curato l’antologia degli scritti di Daniil Charms Disastri (Einaudi 2003, Marcos y Marcos 2011), l’antologia di Velimir Chlebnikov 47 poesie facili e una difficile (Quodlibet 2009), il romanzo di Lev Tolstoj Chadži-Murat (Voland 2010) e il racconto di Dostoevskij Memorie del sottosuolo (Voland, 2012). Per i Classici Feltrinelli ha tradotto e curato Un eroe dei nostri tempi di Lermontov (2004), la raccolta Umili prose di Puškin (2006), il poema in prosa Anime morte di Gogol’ (2009), i romanzi Padri e figli di Turgenev (2010) e Oblomov di Gončarov (2012).

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