In una discoteca bolognese la scrittrice dark Isabella Santacroce, con una svastica al braccio, ha introdotto una performance musicale con un discorso di Mussolini. Accolta da muggiti e urla di protesta, ha spiegato che la svastica è solamente un fatto estetico e che porta spesso anche la stella di David perché si sente ebrea.
Mi aggrappo, in questi casi, alla mia sana stupidità, per difendermi dall’eccesso di intelligenza di una signorina che cambia svastica e stella di David come si cambia modello di giarrettiere. Se tutto, qui da noi, diventa "estetica", gioco intellettuale, chincaglieria notturna per fare l’alba in tiro, allora tanto vale, signorina Santacroce, che arrivino in fretta i barbari (le armate cinesi? la cavalleria araba? I sanfedisti riorganizzati da Ratzinger?) a farci chiudere i battenti. Sa come accade, in questi casi: i sopravvissuti vengono adibiti a mansioni servili, i più fortunati possono insegnare la filosofia e l’algebra ai figli dei capi invasori, i meno devono pulire i cessi. Per l’occasione, quando saremo entrambi trascinati in ceppi alla corte del Gran Mogol, le raccomando, signorina, di vestire molto sobriamente. Nel caso fossi al suo fianco, le presterò volentieri un paio di jeans e una maglietta: senza scritte.

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