Capitalia sarà la terza banca italiana, di dimensione medio grande, a finire sotto il controllo di una grande banca estera? Il suo presidente, Cesare Geronzi, lo esclude. E tuttavia, le mosse di Abn Amro e del Banco Santander fanno pensare a un profondo rimescolamento degli equilibri in seno alla compagine azionaria che conta. La banca spagnola ha preparato l’acquisto del 2% di Capitalia come primo passo di un cammino assai più ambizioso. Negli incontri di fine novembre con Geronzi, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi e alcuni esponenti del Vaticano, il banchiere spagnolo Emilio Botin non ha nascosto l’ambizione di arrivare all’acquisizione di Capitalia prospettando perfino la disponibilità a lanciare un’Opa. Una simile operazione rientra nel disegno di riequilibrare il rischio paese del gruppo oggi troppo sbilanciato sull’America Latina, dove i profitti possono crescere molto ma anche cadere con rapidità. Non a caso, come notava ieri il Financial Times, le grandi banche spagnole trattano in Borsa ancora a sconto. Il Santander sta correggendo il suo profilo internazionale con robuste acquisizioni. Nel Regno Unito ha preso Abbey National, specializzata nei mutui. Negli Stati Uniti è entrato in un paio di banche texane. L’Italia avrebbe dovuto completare il gioco, ma l’opportunità di annettersi il Sanpaolo Imi, dopo anni e anni di silenziosa presenza, è svanita per effetto della fusione tra la banca torinese con Intesa. Fin dai suoi primi contatti con Botin, Geronzi si è detto contrario a un’Opa, ma non a un’impegnata presenza degli spagnoli nel capitale, al suo fianco. Sarebbe stato lo stesso Geronzi a convincere Draghi a superare le sue iniziali riserve sul Santander. E oggi il finanziere francese Bollorè, socio di peso in Mediobanca, schiera Botin a supporto dell’autonomia di Capitalia e del sistema di partecipazioni che fa perno su piazzetta Cuccia. Certo, è difficile pensare a un Santander che resti in eterno in questa posizione ancillare. I rischi paese si compensano meglio se si consolidano le partecipazioni. E gli spagnoli sono abituati a comandare. Ma il rafforzamento del Santander in Capitalia ha forse bisogno di un respiro più vasto del mero rapporto bilaterale: un respiro che coinvolga le relazioni tra i grandi gruppi italiani e spagnoli. Forse memore delle sue antiche frequentazioni andreottiane, Geronzi sa bene quanto possa essere utile avere due forni dove andare a comprare il pane. Soprattutto nel momento in cui i rapporti con gli olandesi di Abn Amro hanno cominciato a dar segni di logoramento. Da quando Botin ha scoperto le sue prime carte, l’Abn fa sapere che tra Rijkman Groenink e Geronzi tutto va benissimo. Ma in queste materie le formalità hanno un peso relativo. Nei fatti gli olandesi si sono dimostrati abbastanza ondivaghi. In un primo tempo si dicevano concentrati sull’Antonveneta. Poi hanno sondato il Monte dei Paschi di Siena. Infine sono tornati a progettare la conquista di Capitalia del cui patto di sindacato sono il socio più forte. Fino a prima che il Santander mostrasse la bandiera, Abn poteva pensare di usare con Geronzi la carota (per esempio il voto a favore del reintegro dopo la condanna in primo grado per il crac Italcase-Bagaglino) e il bastone (limitare la solidarietà al caso specifico). Poteva, Groenink, addirittura cercare di comprare le quote degli altri azionisti del patto contando sul fatto che gli altri due soci, possibili compratori, e cioè Fonsai e Fininvest, avrebbero avuto la prelazione su quote assai inferiori. Ma con gli spagnoli di mezzo gli olandesi sono costretti a deporre le proprie ambizioni o a forzare il gioco. Ben sapendo, tuttavia, che Abn capitalizza 47 miliardi e il Santander quasi il doppio.
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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