Non sappiamo in quali condizioni - con quanti lividi, quante amputazioni - uscirà dal suo iter parlamentare la nuova legge sulle unioni civili. Nel frattempo, credo ci si debba complimentare con le signore ministre Bindi e Pollastrini (in ordine alfabetico) per avere sbrigato con relativa rapidità, e decenti risultati, una pratica molto spinosa. Secondo me dev’essere andata più o meno così: si sono chiuse a doppia mandata in uno stanzino e si sono dette, reciprocamente: ‟Senti, cocca. Qui dobbiamo uscirne vive. Tutte e due. Fuori ci aspettano orde di custodi della fede, libertini organizzati, vescovi che non possunt, laici incazzatissimi. Ognuna di noi due ha i suoi precettori morali in attesa di impallinarla. Dunque rimbocchiamoci le maniche, ordiniamo molti caffè e mettiamoci al lavoro. O si fa questa legge o si muore”. Tutto sommato ce l’hanno fatta, e la domanda inevitabile è se due maschi, nella circostanza, sarebbero stati ugualmente in grado di smussare le rispettive asperità. Nel dubbio, limitiamoci a considerare che la persona che ha creato i maggiori problemi era un ministro maschio - Mastella - e si trovava da tutt’altra parte. Figuriamoci se fosse stato anche lui nello stanzino.

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