Esiste anche un bullismo televisivo. È quello delle immagini estorte, dei "fuori onda" e dei filmati rubati e sparati in video con ghignante entusiasmo, nel nome di una "libertà di informazione" così pretestuosa, così malamente evocata, da costituirne la peggiore parodia. È toccato a molti, l’altra sera è toccato a Franca Rame comparire a "Studio aperto", ripresa (non si sa da chi) "in un salottino privato" mentre insulta il ministro Parisi che appare in un telegiornale. Ora: in privato ciascuno è libero di amministrare il suo malumore come meglio crede: dovreste sentire me, quando guardo un telegiornale. Ovviamente in pubblico, e specie di fronte a una telecamera, si provvede ad articolare meglio i propri pensieri, e a mutare linguaggio. Non perché si sia ipocriti, ma perché si dispone, fortunatamente, di diversi registri, di diversi modi di esprimersi: e dirottare ad altra destinazione ciò che era stato detto non per il pubblico, è puramente una truffa linguistica. Se ho voglia di dichiarare qualcosa a qualcuno, lo faccio, prendendomi la responsabilità di quello che dico. Altrimenti nessuno al mondo (a parte la magistratura) ha il diritto di usare la mia vita privata, le mie opinioni privatamente espresse, per allestire il suo spettacolino. Basta con questo schifo.

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