Forse perché eletto in rappresentanza di chi non ha voce, l’onorevole Casarini parla parecchio. Politicamente parlando, è uno che cammina sul filo. Solo che lo percorre con gli scarponi chiodati, tenendo in continua apprensione anche chi, come noi, lo tiene in viva considerazione. Prendete questa sua intensa dichiarazione di ieri: "Bertinotti è seduto sulla poltrona di presidente della Camera mentre il subcomandante Marcos fa la sua lotta nella foresta del Chiapas".
Ora: la carenza di foreste nei pressi di Roma è cosa nota. Possiamo deplorarla, insieme a Casarini, e al tempo stesso valutare se non sia il caso di riaprire anche in Italia, circa cent’anni dopo, il fronte della lotta contro il latifondo. Ma, obiettivamente, possiamo addossare a Bertinotti la colpa di non risiedere nella selva, di non raggiungere a cavallo il luogo di lavoro e soprattutto di non tenere conferenze stampa con il cappuccio nero e il machete infisso, poco distante, in un tronco d’albero? E allora, se non possiamo, perché non dedicarci, tutti insieme, a metafore più congrue? Casarini se ne faccia una ragione, la storia e il destino non ci hanno riservato lunghe e avventurose marce nella selva tra sabbie mobili, anaconda e mercenari gringos. Per quelle cose ci tocca andare al cinema.

Torna alle altre news >>