Tenere in grande considerazione la figura umana del Cristo, ma non credere nella sua natura divina, ci dispensa dal credere nell´Anticristo. La stessa fortuna non ha il cardinale Biffi, che ha appena ravvivato la secolare ricerca della persona Anticristo individuandolo (forse, magari, chissà) in "un pacifista, un ecologista o un ecumenista", come ci ha raccontato ieri Filippo Ceccarelli. Il processo è indiziario, non prevede sentenze e tantomeno roghi o persecuzioni. Rattrista solamente, per via della sconsolante, puerile scorciatoia implicita nella personificazione di una cosa, il Male, che è invece notoriamente presente in tutte le persone. E tuttavia – lo dico per chi ama questi passatempo, questi sudoku della fede – va detto che tra le prerogative notevoli dell´Anticristo c´è "l´istigazione all´idolatria", che non ha alcun nesso apparente con pacifismo, ecologismo ed ecumenismo, e ne ha invece moltissimi con il culto (sacrilego) del mercato, delle merci e del denaro. Biffi non pare neanche sfiorato da questo sospetto. Il suo Anticristo è un riassuntino quasi parodistico dell´avversario politico, è un Anticristo di sinistra, diciamo un´evoluzione di Peppone. Avesse davvero letto Guareschi (come dice di avere fatto: ma io non ci credo), il cardinale saprebbe che il compagno Peppone era l´alter-ego di don Camillo. E il Male era incarnato dagli affaristi venuti dalla città.

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