Ci sono voluti più di ottocento anni, ma alla fine la piena democrazia è entrata anche nel più vecchio parlamento della terra. La camera dei Lord, i cui augusti seggi sono stati tramandati per secoli per diritto ereditario, dovrà essere eletta interamente dal popolo: così ha deciso la camera dei Comuni, con uno storico voto che va ben oltre la riforma proposta da Tony Blair. Due settimane fa il primo ministro aveva presentato un progetto per l´elezione diretta del 50 per cento dei Lord, lasciando che il restante 50 per cento fosse nominato d´autorità: non più dal premier o dal partito di governo, bensì da una commissione di saggi che desse un´aria di maggiore imparzialità al provvedimento, sporcato negli ultimi mesi dalle indagini di Scotland Yard sullo scandalo "seggi per soldi", in cui Blair e il Labour sono sospettati di avere "venduto" nomine alla camera dei Lord in cambio di finanziamenti occulti.
Forse anche per effetto dell´indignazione per una simile pratica, di cui peraltro si è macchiato in passato anche il partito conservatore, i Comuni sono andati più in là: approvando a grande maggioranza (337 a 224) una mozione che prevede l´elezione popolare del 100 per cento dei Lord. È la fine di un´era, il tramonto dell´ultimo simulacro di un antico privilegio: i "pari del Regno", a cui i commessi in livrea di Westminster si rivolgono ancora ossequiosi, sussurrando «my Lord», mio Signore, diventeranno l´equivalente di comuni senatori, frutto della volontà delle urne, non di un nobile lignaggio o di una nomina caduta dall´alto.
Come sarà esattamente la nuova camera dei Lord, in realtà, non viene stabilito dal voto di ieri, che ha valore soltanto indicativo. Spetterà al governo, probabilmente nella prossima legislatura, redigere un´apposita legge sulla base di quanto auspicato ieri dalla camera dei Comuni. Può darsi che la percentuale dei Lord eletti venga ridotta dal 100 al 95 per cento, per esempio riconoscendo a una commissione di saggi il diritto di nominare alla camera alta l´arcivescovo di Canterbury e altre figure religiose di peso nazionale, come vuole la tradizione. Ma il principio che introduce l´elezione al posto della nomina è a questo punto fissato in modo inestinguibile. Tony Blair aveva già compiuto un grande passo, nel suo primo mandato da premier, abolendo l´ereditarietà dei Lord, i seggi passati di padre in figlio, sostituita appunto con le nomine di cui egli stesso aveva la potestà. Ora la trasformazione della camera alta è stata radicalmente completata. Nel voto di ieri, i Comuni hanno anche approvato una risoluzione per "rimuovere" i novantadue Lord ancora in vita che ricevettero il proprio seggio in eredità dagli antenati: non verranno strappati dalle poltrone di pelle rosso di Westminster a viva forza, ma poco ci manca. Insomma, più che una riforma, stavolta spira aria di rivoluzione: come se i "commoners", i deputati borghesi, avessero deciso di farla finita con l´aristocrazia. Chissà se a Buckingham Palace, a pochi isolati di distanza, la regina ha avuto un brivido.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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