Togliere agli uomini per dare alle donne. Non è la trovata di un novello Robin Hood, né una forma inedita di galanteria, bensì quello che potrebbe accadere ai dipendenti del settore pubblico britannico, maschi e femmine, se entreranno in vigore una serie di nuovi accordi sindacali in materia di parità salariale fra i due sessi. Preannunciata ieri sera dal sito online del ‟Times” di Londra, l’iniziativa consiste sostanzialmente in questo: per aumentare gli stipendi delle lavoratrici, nel campo dell’assistenza sociale, della sanità e della scuola, lo stato dovrebbe decurtare gli stipendi dei lavoratori. Alla fine, uomini e donne guadagnerebbero più o meno la stessa cifra, il budget dei relativi ministeri resterebbe sostanzialmente invariato e il principio di una maggiore giustizia salariale sarebbe compiuto. Ma non tutti, per il momento, sono d’accordo. Gli uomini, per cominciare, protestano all’idea di doversi tagliare lo stipendio affinché possa crescere quello delle loro colleghe. Anche alcune donne si oppongono: le funzionarie amministrative di più alto grado, infatti, vedrebbero scendere il loro salario a vantaggio delle lavoratrici pagate peggio. Infine dice no pure il governo di Tony Blair, apparentemente non ancora convinto che si tratti della soluzione ideale. A introdurla, in effetti, è stato uno stuolo di avvocati, in rappresentanza di centinaia di migliaia di donne, che hanno fatto causa a datori di lavoro e sindacati per la disparità di trattamento salariale. Negli accordi extra-giudiziari, i legali sono riusciti in molte circostanze a imporre un compromesso ai sindacati, in base al quale un nuovo contratto di lavoro prevede per l’appunto la formula di ‟meno soldi agli uomini per dare più soldi alle donne”. Una simile redistribuzione della torta, per così dire, diventerebbe ancora più controversa perché avrebbe valore retroattivo per gli scorsi sei anni. Risultato: a partire dal primo aprile, quando i nuovi contratti di lavoro entrerebbero in funzione, gli uomini potrebbero perdere fino a 15 mila sterline di salario lordo annuo, pari a circa 22 mila euro, ovvero una decurtazione fino al 40 per cento dello stipendio; e l’indennizzo complessivo che le lavoratrici (700 mila sono quelle che si sono rivolte alla giustizia) potrebbero ricevere dallo stato per il passato sarebbe di oltre 10 miliardi di sterline, quasi 15 miliardi di euro. È presto per capire se finirà davvero così. È l’aggressività degli avvocati, ingaggiati dalle donne con l’intesa che riceveranno la loro lauta parcella soltanto se faranno vincere la causa alle clienti, ad avere innescato questo meccanismo, afferma il ‟Times”. Comunque vada, resterà il precedente di un principio decisamente rivoluzionario: se non ci sono abbastanza soldi per portare il salario delle donne al livello di quello degli uomini, bisogna togliere agli uomini quello che è necessario e fare incontrare i due sessi allo stesso livello. Possiamo immaginare di cosa si parlerà stamane, negli uffici pubblici di tutto il regno. E forse anche in quelli al di fuori del regno.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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