È arrivato da Khartoum verso mezzogiorno e si è infilato nella sua casa afgana, proprio di fronte all´ospedale di Emergency.
Ha visto i suoi amici, poi ha cominciato a parlare di quello che può fare lui, dei ‟canali” che può percorrere e dei ‟contatti che può mettere a disposizione”, dei legami che ha intrecciato in otto anni passati a curare le ferite di tante guerre. Gino Strada è tornato a Kabul. E subito dice: ‟Daniele sta bene, stiamo cercando di dare una mano, io sono ottimista”.
E´ qui in Afghanistan da poche ore e racconta delle difficoltà che ci saranno, del tempo e della pazienza che ci vorrà, del silenzio che dovrà accompagnare la vicenda sul rapimento del nostro collega. Scuote la testa: ‟In questa storia chi sa poco parla tanto e chi sa qualcosa non può parlare, ma sia chiaro: noi non facciamo trattative, noi offriamo le nostre conoscenze”.
Gino Strada sa però che ci sarà bisogno di tanta fatica. E´ complicato il contesto afgano di queste settimane, vischioso. E´ stata lanciata la grande campagna di primavera della Nato contro i Taliban asserragliati, si combatte ogni giorno in quel sud dell´Afghanistan dove c´è la prigione di Daniele Mastrogiacomo.
‟Si sta scatenando l´ira di Dio nell´indifferenza più assoluta del mondo e dei media, in quella parte del paese sono morti centinaia e centinaia di civili, la gente di quei villaggi mi dice che una cosa così non l´avevano mai vista”, svela Gino Strada ricordando cosa è accaduto due notti fa giù a Kayaki e tre notti fa a Girsk.
Sette civili morti nel primo paese. Case bombardate nell´altra città.
Continua con il suo racconto: ‟I nostri di Emergency vedono una quantità impressionante di morti, nel nostro ospedale di Laskar Gah arrivano pochi feriti perché non riescono neanche ad arrivare, ci vogliono 7 o 8 o 9 ore per trasportarli lì e non ce la fanno, muoiono prima”.
Torna a parlare del rapimento di Daniele: ‟Questa situazione al sud sta rallentando anche le comunicazioni, l´altro giorno in molte zone sono cadute le linee telefoniche.. è difficile muoversi, è difficile anche raggiungere le persone... ‟
Ma cosa farà esattamente Gino Strada per aiutare Daniele? ‟Certamente non tratterò con nessuno, Emergency metterà a disposizione i suoi contatti, contatti che ci vengono dalla nostra credibilità. Siano qui dal 1999 e abbiamo 30 cliniche sparse per il paese, senza mai chiedere un soldo a nessuno abbiamo curato un milione e duecentomila afgani su una popolazione di 24 milioni, feriti di guerra, feriti di incidenti stradali e domestici: non c´è famiglia in Afghanistan che non ci conosce”. E precisa: ‟Aprire canali per noi non è particolarmente difficile, l´attività svolta per anni ci ha abituato ad avere a che fare con la gente, il canale c´è”.
Anche con i Taliban? Gino Strada racconta di un viaggio fatto un mese fa da Laskar Gah a Kabul. In auto. Da solo. Senza scorta.
Senza armi. Dice ancora: ‟Sfido un qualsiasi peacekeeper ad attraversare quella strada afgana anche con il mitra a tracolla”.
E ora, ora che succederà? ‟Ora ci daremo da fare, noi possiamo essere il canale che serve per liberare Daniele Mastrogiacomo ma se c´è una trattativa o ci sono più trattative non vogliamo essere noi di Emergency a decidere quale barca poi ci transita. Se poi ancora il governo italiano ci dirà di andare a prendere un ostaggio in un villaggio lontano dove nessun altro può arrivare, allora noi ci andremo perché sappiamo che laggiù possiamo stare tranquilli. E meno pubblicità si fa per il momento a tutto questo, meglio è”.
Gino Strada torna a raccontare del suo Afganistan, della difficile ricostruzione che non finisce mai, dei fermenti che attraversano tutte le province a sud, la ribellione, le paure, gli assalti, i raid aerei. E Kabul? ‟La mia impressione è che questo governo sia in grado di decidere solo sulle insegne pubblicitarie dei telefoni cellulari”.
Sta per andar via Gino Strada. Ma prima ripensa alle macchinose o addirittura fantasiose ricostruzioni dei giorni scorsi sul rapimento di Daniele, come quella dell´interprete di Kandahar che tre giorni fa rivelò di avere ricevuto una telefonata dal mullah Dadullah in persona: ‟Dadullah non ha mai parlato con nessuno”. Il fondatore di Emergency conferma che il sequestro ‟fa a capo” al mullah. E conferma anche che i sequestratori non appartengono a una banda qualunque della provincia di Helmand: ‟Quelli erano gli uomini che avevano rapito il fotografo Gabriele Torsello, questa volta Daniele è in mano alla struttura”.
Gino Strada

Gino Strada

Gino Strada è chirurgo di guerra e uno dei fondatori di Emergency, l’associazione umanitaria italiana per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo. È impegnato su tutti i fronti di guerra, dall’Afghanistan alla Somalia, dall’Iraq alla Cambogia e al Sudan. Con Feltrinelli ha pubblicato anche Pappagalli verdi (1999), che ha vinto il premio internazionale “Viareggio Versilia 1999” e continua a riscuotere un grande successo, Buskashì. Viaggio dentro la guerra (2002) e ha scritto la prefazione a In tournée (2002) di Lella Costa.

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