Tutte le ipotesi che erano state fatte su Al Qaeda prima dell’11 settembre erano sbagliate, proprio come quasi tutte quelle che si continuano a fare oggi, visto che l’organizzazione rimane la principale minaccia alla sicurezza internazionale. Alcuni vorrebbero farci credere che Al Qaeda sia stata lndebolita dalle infaticabili azioni dei servizi segreti Internazionali. Ma Osama bin Laden non è morto, nè ha perso il contatto con la sua organizzazione. Al Qaeda non si è addormentata, nè si è trasformata in un gruppo di nostalgici. Nel 2004 Al Qaeda si è attribuita il falso merito di aver fatto cadere il governo spagnolo, e oggi cerca di fare lo stesso con Romano Prodi. Nei suoi discorsi il numero due dell’organizzazione, Al Zawahiri, spiega come prepararsi a gestire l’iraq dopo l’occupazione statunitense, come combattere la guerra in Somalia e come preparare nuovi attentati in Europa. Non sembra affatto una persona che ha perso il contatto con la propria base, ma un uomo che pesa attentamente le sue parole, un generale che prepara le truppe alla battaglia. Nel 2007 Al Qaeda continuerà ad allargare i suoi obiettivi: sconfiggere l’occidente, sostenere i cambiamenti di regime nel mondo musulmano e allargare il suo esercito di seguaci per accelerare la realizzazione del suo sogno, un califfato mondiale governato da lei stessa. Prima dell’il settembre Al Qaeda era presente solo in Afghanistan e in Pakistan. Oggi è tornata a essere un pericolo per quei due paesi, ma è presente anche in Somalia, Arabia Saudita, Algeria e Sudan, per non parlare delle sue basi permanenti nel continente europeo. L’Iraq è diventato un campo di addestramento e di reclutamento. In Afghanistan i taliban sono tornati e possono portare ottomila soldati sul campo dl battaglia, I servizi segreti statunitensi e britannici calcolano che i militanti arabi di Al Qaeda che hanno aiutato i taliban a rinnovarsi sono un centinaio. Tra questi ci sono finanziatori, raccoglitori di fondi e narcotrafficanti. Ma ci sono anche addestratori, esperti di esplosivi e di tecnologia che insegnano le ultime novità nei campo delle comunicazioni non rilevabill e usano tecniche all’avanguardia per produrre dvd di propaganda, i taliban stanno riconquistando i territori perduti, e nelle province alla frontiera con il Pakistan sono stati aperti importanti centri logistici e di addestramento di Al Qaeda. Il Pakistan è diventato la centrale mondiale del terrorismo. Gli zar dello spionaggio statunitense e britannico un tempo dicevano che Bin Laden e Al Zawaihiri vivevano lungo ‟il confine tra Afghanistan e Pakistan”, oggi parlano solo del Pakistan. Sia gli attentati commessi a Londra nel 2006 sia quello di Heathrow dell’anno scorso sono stati organizzati in Pakistan. La giunta militare combatte i militanti, ma al tempo stesso ci si mette d’accordo, e il rischio che stati africani falliti come la Somalia e il Sudan cadano nelle mani dei gruppi locali di Al Qaeda continua ad aumentare. Ma le cellule di Al Qaeda che vengono coltivate con maggiore cura sono quelle che si trovano in Europa. li gruppo terroristico, esperto nell’uso dei mezzi di comunicazione, sa bene che un’esplosione a Madrid vale quanto dieci a Riyhad o a New Delhi. Il suo obiettivo sono i giovani musulmani emarginati, frutto di una politica d’integrazione europea fallita. La sconfitta della politica statunitense in Medio Oriente e in Afghanistan, l’incapacità di ricostruire un paese dopo averlo invaso, l’appoggio agli attacchi israeliani contro il Libano e Io stato di guerra civile in cui si trovano i territori palestinesi hanno scatenato una rabbia senza precedenti nel mondo islamico. Nel 2001 non esisteva uno scontro di civiltà tra islam e occidente: c’era solo una banda di terroristi folli che aveva organizzato un attentato spettacolare sul territorio statunitense. Oggi, il pericolo di uno scontro di civiltà è sempre più vicino.
Ahmed Rashid

Ahmed Rashid

Ahmed Rashid (1948) è stato corrispondente per la “Far Eastern Economic Review”, attualmente scrive per “Daily Telegraph”, “International Herald Tribune”, “The New York Review of Books”, “Bbc Online”, “The Nation”. Suoi articoli in italiano appaiono su “Internazionale”. Compare regolarmente su canali internazionali di informazione come Cnn e Bbc. Segue i conflitti in Afghanistan da prima dell’invasione sovietica del 1979 ed è stato per lungo tempo l’unico giornalista accreditato nell’area. Feltrinelli ha pubblicato Talebani. Islam, petrolio e il Grande scontro in Asia centrale (2001, 2010), Nel cuore dell’Islam. Geopolitica e movimenti estremisti in Asia centrale (2002), Caos Asia. Il fallimento occidentale nella polveriera del mondo (2008, premio Terzani 2009) e Pericolo Pakistan (2013).

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