Ma che fotografia meravigliosa, quella del reporter di guerra Daniele Mastrogiacomo e del chirurgo di guerra Gino Strada che si abbracciano commossi. A migliaia di chilometri di distanza, sul video di casa o sul computer, abbiamo potuto essere felici quasi in tempo reale, abbracciare quell’abbraccio, sentirci tutti in una rete di relazioni umane finalmente sollevata dal dolore, finalmente affettuosa. Il cellulare, il computer, internet, la televisione, strumenti così spesso intrusivi, sgradevoli, portatori di diffidenza e violenza, di immagini volgari e crudeli, moltiplicatori della confusione e dello scialo intellettuale, servono dunque anche a tenerci stretti, a volte, ai nostri simili. Mastrogiacomo è rimasto sospeso per parecchi, interminabili giorni proprio a quella rete di parole e di contatti, così capillare e così fragile. Proprio di lì è sbucato, davanti allo sguardo di chi lo aspettava a casa, da quel labirinto immateriale del quale persone di buona volontà hanno cercato il bandolo in questi lunghi giorni. Cerchiamolo ancora, quel bandolo, adesso che siamo certi della sua esistenza.

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