In un accigliato editoriale sul "Corriere", Ernesto Galli Della Loggia imputa la maleducazione e l’aggressività di molti ragazzi all’inconsistenza dei padri, e sarei anche d’accordo. Ma poi, tra le ragioni di questa inconsistenza, denuncia i "luoghi comuni culturali del politicamente corretto". Che è diventato, povero politicamente corretto, il punching-ball di ogni polemica, chiunque gli passi davanti gli dà un manrovescio. In quanto padre, non so quanto inconsistente (temo abbastanza), mi permetto di fare osservare che è invece proprio la scorrettezza (in senso politico e in senso generale) il brodo di coltura della crisi giovanile. L’indifferenza verso i deboli e gli ultimi, il mito del quattrino facile e della mutanda firmata, la passione non sempre vigile per i giochetti violenti, i video-game che premiano la sopraffazione, la predisposizione allo spreco (luci sempre accese, rubinetti sempre aperti), il menefreghismo politico, la miseria narcisista dei reality-show non mi sembra che facciano parte del famigerato moralismo buonista e di sinistra. Al contrario. Fossimo più tenaci e intransigenti, noi adulti, nel difendere le nostre povere ma decenti idee sull’uguaglianza, la misericordia per l’ambiente, la legalità, il buon portamento sociale, le cose andrebbero meno peggio.

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