Si chiamava Flora. Per i romani era la primavera, la stagione in cui sbocciano i fiori. Sin dai tempi più antichi veniva onorata con una festa campestre a scopo propiziatorio. I romani non facevano niente per niente, neanche in campo religioso: se onoravano una divinità era perché volevano qualcosa da lei: nel caso di Flora, chiedevano i benefici, anche economici, che in una società agricola, qual era Roma, dipendevano essenzialmente dalle condizioni climatiche. La festa di primavera, dunque, era mobile, e veniva celebrata in una data che variava a seconda che l' inverno fosse stato mite o rigido e protratto nel tempo. Solo in età successiva - quando la festa venne istituzionalizzata con il nome Floralia - si stabilì che le celebrazioni avessero luogo in data fissa, dal 28 aprile al 2 maggio. E a questo punto le cerimonie si moltiplicarono: accanto all' antica abitudine di coronare il capo con ghirlande di fiori vennero introdotti i mimi, piccole scene comiche nelle quali erano ammesse a recitare anche le donne: alle quali, si dice, gli spettatori chiedevano di spogliarsi sulla scena. Il clima, insomma era di grande allegria. Superfluo dire che la cosa non piaceva ai moralisti. Nel terzo secolo, a evidente scopo denigratorio, lo scrittore cristiano Lattanzio sostenne che Flora era una prostituta, e che i romani avevano istituito le feste in suo onore per ringraziarla di aver lasciato in eredità i suoi beni al popolo romano. Ma si confondeva con un' altra figura semidivina di nome Acca Larenzia. Niente a che vedere con Flora. Le feste di primavera continuarono tranquillamente, per secoli.
Eva Cantarella

Eva Cantarella

Eva Cantarella ha insegnato Diritto romano e Diritto greco all’Università di Milano ed è global visiting professor alla New York University Law School. Tra le sue opere ricordiamo: Norma e sanzione in Omero. Contributo alla protostoria del diritto greco (Milano, 1979), Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Milano, 1987; 2006; In Ue Feltrinelli, con nuova prefazione dell'autrice, 2016), Il ritorno della vendetta. Pena di morte: giustizia o assassinio? (Milano, 2007), I comandamenti. Non commettere adulterio (con Paolo Ricca; Bologna, 2010), “Sopporta, cuore...”. La scelta di Ulisse (Roma-Bari, 2010). Per Feltrinelli ha pubblicato Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia (1996), Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto (2002, premi Bagutta e Forte Village), L’amore è un dio. Il sesso e la polis (2007, premio Città di Padova per la saggistica; “Audiolibri-Emons Feltrinelli”, 2011), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma (2009), L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana (2010), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2011), Pompei è viva (con Luciana Jacobelli; 2013), Perfino Catone scriveva ricette. I greci, i romani e noi (2014), Non sei più mio padre. Il conflitto tra genitori e figli nel mondo antico (2015), L'importante è vincere. Da Olimpia a Rio de Janeiro (con Ettore Miraglia; 2016), Come uccidere il padre. I problemi della famiglia dai romani a noi (2017), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2018), Gli inganni di Pandora. L'origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica (2019) e ha tradotto Le canzoni di Bilitis (2010) di Pierre Louÿs. Nella collana digitale Zoom è uscito L’aspide di Cleopatra (2012). Per Gli amori degli altri. Tra cielo e terra, da Zeus a Cesare (La Nave di Teseo, 2018) e per la sua opera in generale, ha ricevuto recentemente il premio Hemingway e il premio Pescasseroli.

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