Quello su Federico e le donne è un capitolo che non si può omettere nella biografia, anche se bisogna stare attenti a come se ne parla. Precisando in primo luogo che in mezzo secolo di matrimonio il nostro, pur nelle frequenti infedeltà, rimase un monogamo assoluto. Fellini era affascinato dalle femmine, ne parlava in continuazione e all’uso dei vitelloni scherzava volentieri sul sesso, schizzava disegnetti osceni sui tovaglioli del ristorante e li accompagnava con battute in carattere. In sua compagnia il discorso amoroso tornava fuori di continuo in forma allegramente ossessiva, tanto che nella cerchia degli amici si cominciò ben presto a sogghignare sul noto motivo per cui «chi parla tanto, fa poco». Al che Federico replicava con sdegno buffonesco, minacciando di esibire l’«insaziabile drago» che teneva celato sotto le vesti. Nessuno ha gli elementi per dire come stavano realmente le cose, ma una cosa è certa: nella vita del cineasta, piena di occasioni e tentazioni, non apparve mai una donna, per attraente che fosse, in grado di mettere in crisi neppure per un attimo la solidità di un matrimonio pervenuto al traguardo delle nozze d’oro. Sulla scelta della compagna con la quale aveva messo su famiglia poco più che ventenne, Federico non ritornò mai. Pur fra le impazienze, i bisticci e le occasionali incomprensioni che caratterizzano le unioni, il bisogno di avere accanto Giulietta fu una condizione perenne del suo stare al mondo. Più Cherubino che Don Giovanni, Federico scherzava volentieri con donne di ogni età e nel giocare magari le illudeva di rappresentare qualcosa nella sua vita. La memorialistica a firma femminile su di lui è tanto cospicua che ha finito per costituire quasi un genere letterario e meriterebbe uno studio a parte. Nel meglio e nel peggio di questi brogliacci sentimentali o erotici, molte favorite di passaggio danno voce alla fantasticheria di aver vissuto un’esperienza importante, quando non si vantano di essere state vicine ad appropriarsi del gran personaggio o di averlo addirittura rifiutato. Ma questo è una conseguenza del comportamento di Fellini anche con gli uomini. Gli riusciva sempre di dare a ciascuno sia pure per un momento l’idea di un rapporto in qualche modo unico ed esclusivo. Sul fronte femminile tale atteggiamento suscitò non di rado reazioni patetiche, sempre totalmente infondate, perché a onta delle apparenze Fellini fu l’uomo di una donna sola; e Giulietta lo ricambiò con pari lealtà.
Esiste tuttavia una piccola storia, sotterranea e minore, che riguarda Fellini e un paio di ispiratrici di lunga durata. Magari si potrebbero rivangare fuggevoli precedenti ai quali non vale la pena di dare volti e nomi, ma la Lea di San Marino fu la prima femmina «altra» ad assumere qualche rilievo nell’esistenza del maestro. In primo luogo, così diceva lui, per l’irresistibile attrattiva erotica che creò fra loro un’ardente consuetudine. Da conversazioni saltuarie e frammenti di confessioni, si può desumere che al carattere difficile di questa signora si ispira il personaggio di Yvonne Furneaux, assillante compagna di Marcello in La dolce vita , e all’epoca si mormorava che la scena notturna della lite in automobile, quando lui la scarica in un solitario vialone della periferia e parte in quarta, fosse accaduta nella realtà. Tranne che la Lea ebbe in tale frangente una reazione molto più violenta, tanto da sfasciare a sassate la nuovissima Flaminia sport di Federico. All’esuberanza del personaggio vero sarebbe invece ispirata Marisa, la «vaporiera del sesso» di La voce della luna , richiamata in vita quando l’ispiratrice era deceduta da un pezzo, stando a quanto raccontava Fellini, in un manicomio dell’Emilia Romagna. A ricordarla rimangono solo alcuni disegni d’epoca del suo spaventatissimo amante.
Un paio di aneddoti di prima mano su questo amorazzo li fornisce l’immancabile Titta Benzi, che talvolta scortò Federico nelle escursioni galanti sul Titano. In una certa occasione, a tarda sera, Fellini si fece portare in macchina a San Marino e invitò Titta ad aspettarlo al bar mente lui faceva un’improvvisata a Lea. Scoccò l’ora della chiusura dell’esercizio e Fellini non compariva, sicché Titta restò a congelarsi sotto un portico in un’attesa di molte ore. Era quasi l’alba quando finalmente riapparve Federico e Titta intirizzito lo aggredì: «Ma cosa ti è saltato in mente di piantarmi qui al freddo per tutto questo tempo?» Pronta la risposta: «E l’amicizia?»

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