Vogliono rapirlo, chiedere in cambio un riscatto sensazionale, come la liberazione di tutti i prigionieri iracheni e il ritiro delle truppe britanniche, quindi ‟rimandarlo a sua nonna, la regina, senza le orecchie”. Oppure, nell’ipotesi che ogni trattativa fallisca, intendono ucciderlo e diventare gli eroi di tutto il Medio Oriente: tagliare la testa al terzo uomo in linea di successione per il trono sarebbe un colpo mediatico formidabile per guerriglieri e terroristi. Il bersaglio di questi efferati progetti è Harry di Windsor, figlio del principe Carlo e della scomparsa principessa Diana, nipote della regina Elisabetta, attualmente in servizio in uno dei più decorati reggimenti d’Inghilterra, i Blues and Royals, dove guida col grado di sottotenente un’unita corazzata di undici uomini, la cui specialità sono le missioni dietro le linee nemiche, a bordo di quattro mezzi blindati Scimitar. Il nome - Scimitarra - sembra fatto apposta per la prossima missione del reggimento: in maggio i Blues and Royals saranno inviati in Iraq, nella provincia di Maysan, nel sud del paese, controllato dalle forze britanniche sin dall’inizio della guerra. Che la presenza del secondogenito di Carlo fra i soldati britannici in Iraq fosse un rischio, per lui stesso oltre che per i suoi commilitoni, era noto: abituati a far saltare in aria iracheni in ciabatte al mercato, a uccidere soldati della coalizione internazionale, a rapire giornalisti stranieri o attivisti delle organizzazioni non governative, i guerriglieri e i militanti di al Qaeda devono avere l’acquolina in bocca all’idea di mettere nel mirino un principe della casa reale. Difatti il ministero della Difesa, a Londra, ha soppesato a lungo l’opportunità di inviare Harry in Iraq, ma alla fine ha deciso di mandarcelo. Un po’per accontentare lui, che ripeteva da tempo: ‟O vado in Iraq con i miei compagni di reggimento, o mi dimetto dal servizio”. Un po’perché lo stato maggiore spera di poter mantenere il segreto militare sugli spostamenti del principe in Iraq e di poterlo adeguatamente proteggere: un commando delle Sas, le leggendarie forze speciali britanniche, dovrebbe seguirlo dovunque. Secondo indiscrezioni pubblicate ieri dall’Observer di Londra, tuttavia, anche la guerriglia e al Qaeda si preparano all’arrivo di Harry. Abu Zaid, capo del gruppo Malik ibn al Ashtar, interpellato dal giornale inglese, dice espressamente: ‟Stiamo aspettando il giovane, bel principe col fiato sospeso. Saremo generosi, lo rimanderemo a sua nonna la regina, sia pure senza orecchie”. Un altro leader guerrigliero sostiene di avere informatori all’interno della base militare britannica nel sud dell’Iraq che gli forniranno tutte le notizie necessarie a localizzare il principe. Un terzo afferma che la foto di Harry è già stata distribuita ai militanti, e che il suo volto ora è ‟più noto di Zidane e Ronaldinho”. Il piano sarebbe di rapirlo, chiedendo in cambio la liberazione dei prigionieri iracheni e il ritiro delle forze britanniche. Un nuovo elemento preoccupa Londra: dopo la vicenda dei quindici marinai britannici catturati in Iran e rilasciati dopo una sorta di negoziato, la guerriglia irachena si sarebbe convinta di poter cambiare la situazione sul terreno non più solo con operazioni militari, ma con un rapimento eclatante. E quale obiettivo migliore di un erede al trono?
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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