‟Grazie allo studio dei teatri secondo la scienza dell’armonia, gli antichi aumentavano il potere della voce” scriveva l’architetto romano Marcus Vitruvius Pollio descrivendo le meraviglie greche. Certo, era veramente perfetta l’acustica dei teatri greci: ancora oggi, o quantomeno sino a pochi anni fa, il turista che raggiungeva l’ultima fila del teatro di Epidauro sentiva perfettamente il rumore fatto da un foglio di carta, stracciato sulla scena a suo beneficio dalla guida. Ma il teatro di Epidauro (come tutti quelli ancora esistenti) è in pietra. Inevitabile chiedersi se raggiungeva questo livello di perfezione anche il teatro ateniese dell’età di Pericle, composto da scranni in legno sistemati in un primo momento nell’agora, e nei primi decenni del V secolo spostati nel recinto sacro di Dioniso, sulla pendice Sud dell’Acropoli (la sistemazione in pietra avvenne solo nel IV secolo, epoca cui risale il teatro di Epidauro). Le fonti antiche, peraltro, fanno pensare che il livello fosse già eccellente: nei poeti comici non vi è alcuna allusione a proteste da parte del pubblico delle ultime file. Ma il merito, questo va detto, non era solo dell’acustica; era anche degli attori. Non era facile essere degli attori, ad Atene: un tempo si pensava che a far sentire a tutti la loro voce concorresse l’uso delle maschere che coprivano i loro volti. Bianche per le donne (o meglio, per i personaggi femminili, rappresentati da attori maschi), più scure per gli uomini, con fessure per gli occhi, le maschere (fatte di lino, sughero o legno, ragion per cui sono andate perdute) agivano, si pensava, da cassa di risonanza. Ma oggi sappiamo che così non era, e questo - se da un lato conferma che l’acustica era ottima - dall’altro aumenta il merito degli attori. La potenza dello voce era uno dei requisiti in base ai quali essi venivano scelti, e raggiungere e mantenere il livello di potenza necessario era cosa che imponeva uno stile di vita, autodisciplina, diete speciali, esercizi fisici. Nel rendere omaggio alla straordinaria capacità degli architetti greci, non dimentichiamo gli attori. Meritano anche loro qualche parola di elogio.
Eva Cantarella

Eva Cantarella

Eva Cantarella ha insegnato Diritto romano e Diritto greco all’Università di Milano ed è global visiting professor alla New York University Law School. Tra le sue opere ricordiamo: Norma e sanzione in Omero. Contributo alla protostoria del diritto greco (Milano, 1979), Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Milano, 1987; 2006; In Ue Feltrinelli, con nuova prefazione dell'autrice, 2016), Il ritorno della vendetta. Pena di morte: giustizia o assassinio? (Milano, 2007), I comandamenti. Non commettere adulterio (con Paolo Ricca; Bologna, 2010), “Sopporta, cuore...”. La scelta di Ulisse (Roma-Bari, 2010). Per Feltrinelli ha pubblicato Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia (1996), Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto (2002, premi Bagutta e Forte Village), L’amore è un dio. Il sesso e la polis (2007, premio Città di Padova per la saggistica; “Audiolibri-Emons Feltrinelli”, 2011), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma (2009), L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana (2010), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2011), Pompei è viva (con Luciana Jacobelli; 2013), Perfino Catone scriveva ricette. I greci, i romani e noi (2014), Non sei più mio padre. Il conflitto tra genitori e figli nel mondo antico (2015), L'importante è vincere. Da Olimpia a Rio de Janeiro (con Ettore Miraglia; 2016), Come uccidere il padre. I problemi della famiglia dai romani a noi (2017), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2018), Gli inganni di Pandora. L'origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica (2019) e ha tradotto Le canzoni di Bilitis (2010) di Pierre Louÿs. Nella collana digitale Zoom è uscito L’aspide di Cleopatra (2012). Per Gli amori degli altri. Tra cielo e terra, da Zeus a Cesare (La Nave di Teseo, 2018) e per la sua opera in generale, ha ricevuto recentemente il premio Hemingway e il premio Pescasseroli.

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