Un paio di amici mi hanno chiesto che cosa penso della festosa presenza di Silvio Berlusconi al congresso dei diesse. Non ne penso niente: negli ultimi tempi Berlusconi è andato a tutti i congressi politici di questo Paese, da quello dei mussoliniani in giù e in su, e sempre con lo stesso sorriso da villeggiante a Portofino, con la stessa disponibilità al buffetto. Ci fossero stati il congresso dei quaccheri, quello dei nostalgici di Gengis Kahn e quello della sezione italiana di Al Qaeda, Berlusconi non sarebbe mancato, tanto impellente è in lui è il desiderio di piacere anche ai segmenti più trascurati della società italiana, che come si sa è riccamente articolata. Quando non gli piglia lo sturbo, come dicono a Roma, e comincia a inveire contro i comunisti, propende per una cordialità ecumenica, quasi struggente. A Firenze la sua cortesia aveva una venatura leggermente più meditabonda e discreta, non ha raccontato barzellette e non ha regalato collier da un chilo e mezzo alle congressiste. È stato, diciamolo, quasi perfetto, attento ma non ingombrante. In attesa del prossimo sturbo, previsto dagli psicologi entro l’estate, godiamoci questa lunga e inattesa requie. Qualcuno sostiene che è più pericoloso quando sorride che quando inveisce, ma non si può avere tutto.

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