Come Jennifer Lopez quando abbandonò il set di "Dallas", l’avvocato Taormina è uscito dal cast di Cogne con il piglio inconfondibile della grande diva. Con una differenza: che mentre la Lopez aveva altro da fare, Taormina è rimasto nei pressi, "continuando a svolgere indagini" come confida al "Corriere della sera" in una sontuosa intervista. Nella quale conferma di sapere da tempo chi è il vero assassino, ma di non volerlo dire "perché Annamaria Franzoni non se lo merita": un vero uomo di legge. Avrebbe anche potuto aggiungere "me l’ha detto l’uccellino", o "non parlo perché ho giurato fedeltà ai plutoniani", e l’intervista non avrebbe perso né guadagnato alcunché: era già perfetta così. Peccato che l’avvocato Taormina, evidentemente per modestia, non abbia voluto aggiungere che negli ultimi mesi, oltre a continuare le indagini in splendida autonomia, ha anche celebrato da solo, in un residence di Quincinetto, l’intero processo, facendo tutte le parti (il giudice, il piemme, l’avvocato, l’imputato, il testimone, il perito e l’usciere), cambiando d’abito in cinque secondi come Brachetti, e infine emettendo la sentenza. La proprietaria della pensione gli ha solo chiesto di non battere troppo forte il martelletto da giudice sul comodino, perché disturbava i vicini di stanza.

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