‟Andrò presto in Iraq”, annuncia Gordon Brown, che pur essendo ancora soltanto primo ministro in pectore ruba già le prime pagine al premier in carica Tony Blair. In attesa di ottenere dal partito laburista la nomina a nuovo leader, poltrona alla quale peraltro è l’unico candidato, e di subentrare effettivamente a Blair il 27 giugno prossimo, Brown comincia a delineare i suoi programmi: ‟Voglio un governo che sappia imparare e ascoltare”, ha detto presentando la propria candidatura alla premiership, e non sembra voler perdere tempo. Sul governo circolano i nomi dei possibili ministri: David Miliband, attuale ministro dell’Ambiente, agli Esteri; suo fratello minore Ed, in pista per le Comunità Locali; la coppia formata da Ed Balls, come ministro delle Finanze (l’odierno incarico di Brown, di cui Balls è consigliere da dieci anni), e dalla moglie Yvette Cooper, al Commercio; Jack Straw, l’ex ministro degli Esteri di Blair, ora manager della campagna elettorale di Brown, destinato agli Interni. Un ruolo nella sua ‟squadra” lo giocherà pure la nuova "first lady", sebbene completamente diverso da quello dell’avvocatessa femminista e politicizzata Cherie Blair: pur con un passato di pubbliche relazioni (prima del matrimonio lavorava nell’agenzia diretta dalla figlia dello storico marxista Eric Hobsbawm), Sarah Brown rifugge dalle luci del palcoscenico, non discute di politica col marito, non coltiva una carriera e la sua unica occupazione è fare la madre di due bambini piccoli, avuti quando non era più giovanissima (uno dei due è affetto da fibrocistite del pancreas, un terzo è morto quando aveva solo dieci giorni di vita). Quanto alle cose da ‟imparare”, la prima riguarda gli ‟errori” commessi nella guerra in Iraq, ammette Brown, che si recherà entro breve in Medio Oriente, ha reso noto ieri, facendo visita alle truppe britanniche in territorio iracheno. Per il momento rifiuta di parlare di un ritiro: ‟Non credo si possa fissare una data”, ha dichiarato alla Bbc. Tuttavia ha ripetuto che l’enfasi deve ora concentrarsi sul terreno politico ed economico, non sul piano militare, e ha notato che comunque la Gran Bretagna aveva all’inizio del conflitto ‟44 mila soldati in Iraq, adesso ne ha 7 mila, tra poco scenderanno a 6 mila e verranno ulteriormente ridotti”. Lo stesso governo Blair, del resto, prevede che entro fine anno resteranno in Iraq solo 2 mila uomini. Su un altro aspetto del ‟brownismo”, come la sua filosofia politica è stata ribattezzata in antitesi al blairismo, i giornali fanno pesanti ironie. Criticando la politica spettacolo alla Blair, Brown dice di volere badare più ‟alla sostanza che alla forma”: ma quest’ultima ha finora lasciato alquanto a desiderare. La sbadataggine dei suoi collaboratori ha fatto sì che un teleprompter (l’apparecchio che permette a un oratore di leggere un discorso senza abbassare lo sguardo, dando l’impressione ai telespettatori di parlare a braccio) gli coprisse il volto durante il suo annuncio di candidatura alla premiership: era come se Brown fosse senza testa o ‟portasse il velo”, ha scritto un quotidiano. Secondo incidente: mentre Brown parlava, gli schermi delle tivù si sono divisi a metà per mostrare Blair che alla stessa ora inaugurava un monumento al campione del calcio inglese Bobby Moore a Wembley, distrazione che non ci voleva. Terza gaffe: quando più tardi Brown è andato a fare visita a un’abitazione di Londra, un cameraman che lo precedeva gli ha chiuso la porta in faccia e lui è rimasto fuori a suonare il campanello, cercando di non apparire spazientito perché sotto gli occhi di un’altra telecamera. Con Blair, commentano i media, queste cose non succedevano. Un po’di attenzione alla forma, per un premier, non guasta, anche se preferisce la sostanza.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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