Sul Family Day si è espresso ormai al completo l’intero personale politico, religioso, intellettuale e mediatico italiano, con la sola eccezione (per adesso) delle Brigate Rosse, di Moira Orfei e della Nazionale Cantanti. Era dai Vespri Siciliani che non si parlava così tanto di una manifestazione pubblica. Se tanto ci dà tanto, in piazza San Giovanni ci saranno una ventina di milioni di italiani, ciascuno felice di riversare le sue istanze in un calderone amichevole ed ecumenico. Il concetto di "famiglia", del resto, anche contro la volontà degli organizzatori, si presta, specie in Italia, a essere stiracchiato in lungo e in largo come la pasta sfoglia. Dal nucleo pretesco (e vagamente torvo) della Famiglia Tradizionale, si è passati in poche settimane, di dichiarazione in dichiarazione, di apertura in apertura, a un clima più aperto e piacione, più parrocchiale che ratzingeriano, più rutelliano che buttiglioneo. In televisione opinionisti cattolici scherzano fraternamente con leader transessuali, vivaci leader laici si dicono disposti a interloquire con deprimenti baciapile: perché non farla finita, insomma, e invitare al Family Day, sotto lo stesso sole e gli stessi palloncini, anche divorziati, conviventi, omosessuali, scambisti, promotori di orge? In fin dei conti al Vaticano, andando al sodo, importa solamente ribadire che siamo tutti figli di Maria.

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