Per leggere gli articoli di Maria Giovanna Maglie adotto le stesse misure di sicurezza dei cantieri edili, a partire dall’elmetto para-colpi. Già dopo un paio di righe ho la netta impressione che stia dando dell’idiota proprio a me. Al secondo capoverso ne ho la certezza. Al terzo, cerco mentalmente un alibi alla John Belushi per giustificarmi con lei, buttandomi in ginocchio, nel caso la incontrassi per strada. Ieri, per esempio, sul "Giornale", la Maglie provvede a sistemare a puntino la manica di italiani imbecilli, tra i quali mi sono immediatamente riconosciuto, che fanno il tifo per Barack Obama reputandolo un nero democratico e pacifista. È solo un penoso equivoco, dovuto alla mentalità da mollusco tipica dei sinistrorsi melliflui. Con pochi, energici tratti, Maglie rimette le cose a posto dipingendo Obama come un super-patriota cazzuto, nemico del Male, detestato nei ghetti e adorato a Harvard. Praticamente, un suo commilitone: devono avere fatto insieme, lui e la Maglie, il militare nei marines. Il fatto che Obama si sia espresso contro la guerra in Iraq, nel quadro belluino dipinto dalla Maglie, diventa un insulso dettaglio. Che sia nero, poi, è tutto da dimostrare, e Maglie lo farà in un prossimo articolo.

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