Sulla via Gandhi un paio di furgoncini della polizia stanno ammassando antenne paraboliche. Il quartiere è tra quelli più presi di mira, dicono gli abitanti. Nessuno di loro risponde quando squilla il campanello di casa. Per sequestrare un’antenna i poliziotti devono ottenere il permesso di entrare in casa dal proprietario, e tutti gli appartamenti della zona sono ormai muniti di videocitofono.
Oggi però, per un disguido, la porta del garage di un palazzo era rimasta socchiusa, la polizia è entrata ed è salita direttamente sul tetto, dove ha sequestrato una ventina di parabole con i loro costosi LNB. Nei primi 52 giorni da quando, con il nuovo anno, è cominciata la "campagna moralizzatrice", sono state confiscate 13.000 antenne, ha annunciato il comandante della polizia di Teheran, generale Zarei.
La campagna, che come le piogge d’aprile arrivava regolarmente con la primavera ma non durava più di qualche giorno, quest’anno ha preso una piega molto diversa. I fondamentalisti sono nervosi. La loro strategia della provocazione e dell’intransigenza non ha dato sul piano internazionale i frutti sperati, e la situazione economica disastrosa ha tolto molte piume al presidente. Cercano perciò di risvegliare quella parte di opinione pubblica che, pur delusa da Ahmadinejad che non ha mantenuto nessuna delle promesse di portare maggior benessere economico, è tuttavia disturbata dai comportamenti e dai modi di vestirsi che sono troppo lontani dalla loro tradizionale interpretazione dell’islam. L’87 per cento della popolazione, secondo un sondaggio che pur gonfiato ha qualche attendibilità, approva che la polizia vieti i vestiti troppo aderenti e troppo corti delle ragazze.
Le prime a essere prese di mira sono state le ragazzine più giovani, che ormai esprimono tutta la loro ribellione riempiendosi la faccia di strati di makeup e di ombretto. Poi la campagna si è allargata a chi viaggia con l’autoradio a tutto volume, alle signore che facendo manovra per conquistare un parcheggio non si accorgono che il foulard scivola sulla nuca, e perfino ai possessori di un cane che, come animale "impuro", non può essere portato a passeggio o in macchina. Quattro sono stati rinviati a giudizio e 22 ammoniti e costretti a promettere che terranno a casa o si disfarranno dei loro amici a quattro zampe, ha detto Zarei.
Le cifre rese note dal generale lasciano intravedere una capitale che assomiglia ben poco alla città devota rappresentata da Ahmadinejad, che sarebbe popolata da una gioventù dedita all’islam e pronta a sacrificarsi per il bene della nazione, dove studenti e operai plaudono al presidente e dove le ragazze, anche se occasionalmente desiderose di andare a vedere una partita di calcio, amano vestirsi con gli abiti tradizionali iraniani che il governo sta cercando - senza il minimo successo - di promuovere.
Nelle vetrine di diversi negozi della capitale sono comparsi grandi cartelli gialli in cui è scritto: «Qui si vendono articoli conformi al buon senso della società e della religione». A una prima occhiata non sembra però che quei negozi, che pure hanno prezzi più bassi di altri privi del cartello giallo, si siano riempiti di acquirenti. «Non abbiamo perso nemmeno una cliente», mi ha confidato un negoziante che vende abitini moderni sulla piazza Tajrish proprio accanto al negozio Jebelli che esibisce il cartello giallo.
Nelle prime settimane di campagna, ha detto il comandante della polizia, sono stati sequestrati 100.000 film pornografici, 12.857 litri di superalcolici, 17 chilogrammi di crack e 13.285 paraboliche. 35.000 donne hanno ricevuto lettere di ammonimento per non essere ben coperte dalla testa ai piedi - dai calzini al foulard, e 124 sono state rinviate a giudizio. 12.000 uomini sono stati ammoniti per aver «importunato» delle ragazze per strada. Quasi 4000 giovani (solo una donna) sono stati arrestati per «inquinamento sonoro», e quasi cinquemila ammoniti per la stessa ragione. Ma ci sono anche stati uomini ripresi per aver ceduto alle pinzette per modellare le sopracciglia, alla tinta per capelli o a tagli troppo all’occidentale. Per non parlare di maniche corte, cravatte e tatuaggi.
La campagna ha suscitato perplessità tra gli stessi conservatori. Perfino il capo del potere giudiziario Shahroudi aveva espresso il timore che potesse dimostrarsi controproducente e finire per risvegliare il dissenso tra i giovani che dopo entusiasmi e delusioni hanno perso qualsiasi interesse per la politica. Ma i fondamentalisti si sentono alle corde. Un giorno dopo l’annuncio che Iran e Usa si siederanno finalmente allo stesso tavolo per cercare di stabilizzare la situazione in Iraq, Ahmadinejad ha di nuovo fatto sentire la sua voce. Ha minacciato una risposta «dura» a un eventuale attacco Usa per fermare il programma nucleare di Teheran. Il governo ha convocato l’ambasciatore svizzero, in rappresentanza di Washington, per protestare contro la detenzione in Iraq di cinque diplomatici iraniani. Ma l’aver perso tante buone occasioni per tornare al dialogo ha indebolito il regime, che ora dovrà sedersi al tavolo del negoziato con meno carte in mano di quante ne avesse prima, e soprattutto in una situazione economica allarmante, che inutilmente il presidente cerca di mascherare. C’è un conflitto tra il governo e le statistiche, ha ironizzato il giornale Etemad e Melli, dopo che il governo ha decretato falso uno studio del centro di studi economici del parlamento secondo cui l’inflazione raggiungerà quest’anno il 23 per cento e il surplus petrolifero è stato quasi interamente consumato.
Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini

Vanna Vannuccini è inviata de “la Repubblica”, di cui è stata corrispondente dalla Germania negli anni della caduta del Muro. Ha seguito le Guerre balcaniche, lavorato in diversi paesi e, dal 1997, soprattutto in Iran. Nel 1973 era stata una delle fondatrici di “Effe”, il primo giornale femminista italiano. Tra i suoi libri Quarant’anni in faccia (Rizzoli, 1982), Piccolo viaggio nell’anima tedesca (con Francesca Predazzi, 2004; nuova edizione in Ue: 2014), Rosa è il colore della Persia. Il sogno perduto di una democrazia islamica (Feltrinelli, 2006), Al di qua del muro. Berlino 1989 (Feltrinelli, 2010), L’amore a settant’anni (Feltrinelli, 2012) e Suonare il rock a Teheran (con Benedetta Gentile; Feltrinelli Kids, 2014).

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