Le scritte murali e le minacce epistolari contro monsignor Bagnasco hanno avuto un rilievo politico e giornalistico infinitamente maggiore rispetto alle minacce brigatiste (attendibili) contro Sergio Cofferati, culminate l’altra notte in un attentato incendiario sotto la casa del suo portavoce. Se ne deduce che in questo paese fare il sindaco è meno rilevante che fare il vescovo, ulteriore segno del clima neo-guelfo degli ultimi due o tre anni. Toccherà dunque ricordare, in questo spazio ghibellino suo malgrado, che il solo nome di Bologna dovrebbe invece fare sussultare le autorità di ogni ordine e grado e mobilitare i giornali. Bologna è stata il bersaglio prediletto dei bombaroli neri, è l’ultima sede di un assassinio brigatista (quello di Marco Biagi) e la sua storia civica gronda di sangue e di dolore. è la città martire del terrorismo, titolo non retorico ma statistico. Forse per accendere qualche riflettore in più sul pessimo clima bolognese di questi giorni, l’unica speranza è ricordare che Bologna è considerata, anche, la vice-capitale del Papato. Cofferati invochi San Petronio e raccomandi alle istituzioni le radici cristiane della città: avrà qualche speranza in più di essere protetto almeno quanto il vescovo Bagnasco.

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