‟Un tempo esistevano le Amazzoni, figlie di Ares, e abitavano presso il fiume Termodonte” racconta Lisia, nella orazione funebre in onore dei caduti in guerra. ‟Sole fra i popoli vicini, esse indossavano armature di ferro. Furono le prime ad apprendere l’arte di cavalcare: sorprendevano a cavallo il nemico disorientato, raggiungendolo se fuggiva, sfuggendolo se le inseguiva. Donne quanto al sesso, erano considerate uomini per il coraggio. Padrone di molte genti, avevano asservito i popoli vicini, ma quando conobbero la fama di Atene, per desiderio di gloria avanzarono in armi contro di noi. Ma nonostante i loro costumi il loro animo era femminile, e furono sconfitte...”. Le Amazzoni: mitiche guerriere, che secondo Erodoto vivevano nelle steppe a nord-est del fiume Don. Nei racconti dei greci, si tagliavano un seno per maneggiare meglio l’arco (di qui il nome a-mazon, ‟senza un seno”, appunto) e combattevano al comando di una regina. Della più celebre di queste, Pentesilea, si raccontava che, avendo condotto il suo esercito a Troia per soccorrere i Troiani, era stata trafitta da una lancia di Achille, che dopo averla uccisa ne aveva oltraggiato il cadavere; ma si raccontava anche che incrociando lo sguardo della regina morente Achille se ne era perdutamente innamorato. Detestando gli uomini e rifiutando il matrimonio, le Amazzoni si riproducevano accoppiandosi con i loro prigionieri, che successivamente uccidevano, o, secondo un’altra versione del mito, li tenevano come schiavi, dopo averli mutilati perché non potessero usare le armi. Quanto ai figli, superfluo dire che se maschi venivano uccisi (o, in una versione più benevola del mito, solamente accecati). Questo raccontavano i greci delle Amazzoni. Un mito al servizio dell’ideologia, dunque. L’iconografia è chiara: dopo le guerre persiane, vestite in abiti orientali e fornite ad arco e frecce, le Amazzoni simbolizzano l’effeminatezza e la mancanza di autocontrollo del barbaro sconfitto. Nelle metope del Partenone, la battaglia tra loro e i Greci è collegata alla guerra dei Lapiti contro i Centauri, e non a caso. In modo diverso, Centauri e Amazzoni sono sfide all’ordine civilizzato: i Centauri sono espressione della mascolinità selvaggia, violenta, fuori controllo; le Amazzoni, popolo di sole donne snaturate e crudeli, simbolizzano l’opposizione a matrimonio e maternità. Il rifiuto di quel ruolo - insegnava il mito - è possibile solo in un mondo incivile, per i greci addirittura impensabile. Ma quello che era impensabile per i greci poteva essere una realtà in altre parti del mondo? Esistono tracce di un momento in cui le donne, prima di essere destinate allo spazio interno della casa, partecipavano ad attività esterne, come la caccia e forse anche la guerra? Durante gli scavi condotti dagli archeologi russi nei pressi di Millerovo, sulle rive del Don, all’interno di uno dei grandi tumuli che sorgono nella zona, è stato trovato uno scheletro femminile accanto al quale erano stati deposti da un lato una spada e un giavellotto, dall’altro un arco e una faretra piena di frecce, nonché uno specchietto di bronzo, un anello e una collana. Le Amazzoni esistevano, ha titolato la stampa di tutto il mondo. Qualche precisazione è indispensabile: una donna guerriera non è la prova dell’esistenza di un’organizzazione sociale composta di sole donne, o in cui le donne comandano. Il ritrovamento di Millerovo dimostra solo che nelle steppe in cui Erodoto collocava le Amazzoni è esistita una società in cui le donne potevano avere ruoli diversi da quello familiare. Nulla a che vedere, per intenderci, con un eventuale matriarcato, della cui storicità, nell’Ottocento, le Amazzoni sono state considerate una prova. Ma oggi sappiamo - questo sì - che Erodoto non raccontava solo leggende: durante i suoi viaggi, era venuto a contatto con società dai costumi molto diversi dai suoi, dove le donne che combattevano non erano solo un mito. I greci, cui simili donne facevano orrore, avevano costruito su questa realtà un mito a loro uso e consumo: che riflette, quasi a esorcizzarlo, alcuni aspetti di un mondo realmente esistito. In questo senso e con queste avvertenze, la storicità del mito delle Amazzoni va rivalutata.
Eva Cantarella

Eva Cantarella

Eva Cantarella ha insegnato Diritto romano e Diritto greco all’Università di Milano ed è global visiting professor alla New York University Law School. Tra le sue opere ricordiamo: Norma e sanzione in Omero. Contributo alla protostoria del diritto greco (Milano, 1979), Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Milano, 1987; 2006; In Ue Feltrinelli, con nuova prefazione dell'autrice, 2016), Il ritorno della vendetta. Pena di morte: giustizia o assassinio? (Milano, 2007), I comandamenti. Non commettere adulterio (con Paolo Ricca; Bologna, 2010), “Sopporta, cuore...”. La scelta di Ulisse (Roma-Bari, 2010). Per Feltrinelli ha pubblicato Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia (1996), Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto (2002, premi Bagutta e Forte Village), L’amore è un dio. Il sesso e la polis (2007, premio Città di Padova per la saggistica; “Audiolibri-Emons Feltrinelli”, 2011), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma (2009), L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana (2010), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2011), Pompei è viva (con Luciana Jacobelli; 2013), Perfino Catone scriveva ricette. I greci, i romani e noi (2014), Non sei più mio padre. Il conflitto tra genitori e figli nel mondo antico (2015), L'importante è vincere. Da Olimpia a Rio de Janeiro (con Ettore Miraglia; 2016), Come uccidere il padre. I problemi della famiglia dai romani a noi (2017), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2018), Gli inganni di Pandora. L'origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica (2019) e ha tradotto Le canzoni di Bilitis (2010) di Pierre Louÿs. Nella collana digitale Zoom è uscito L’aspide di Cleopatra (2012). Per Gli amori degli altri. Tra cielo e terra, da Zeus a Cesare (La Nave di Teseo, 2018) e per la sua opera in generale, ha ricevuto recentemente il premio Hemingway e il premio Pescasseroli.

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>